La trasformazione culturale e assiologica che si registrò fin dagli inizi dell’era vittoriana, insinuò come un veleno, all’interno del monolita costituito dalle teorie organicistiche, l’idea della distruzione e del deperimento inesorabile delle cose. In aperta contraddizione rispetto alle tesi cartesiane che, tentando un’analisi della mente e del soggetto umano, finirono col delineare un’immagine dualistica dell’uomo drammaticamente lacerata, essendo la linea di separazione tra lo studio dell’uomo fisico e quello dell’uomo morale fondata sul principio di un’assoluta indipendenza meta-naturale delle facoltà mentali e della loro correlativa appartenenza a un orizzonte cognitivo meta-scientifico, compito specifico del dibattito sollevato dalla cosiddetta “psicologia fisiologica” inglese tra gli anni Trenta e Settanta dell’Ottocento fu quello di pervenire ad una risoluzione del problema cruciale rappresentato dal rapporto mente-corpo. Il modello di questi studi che puntavano ad una spiegazione sostanzialmente fisiologica e fisico-chimica dei processi psicologici, era quello dell’azione riflessa nella funzione cerebrale. Fonte sperimentale di queste riflessioni erano soprattutto le ricerche sui fenomeni di ipnotismo, fenomeni che sembravano confermare l’esistenza di un cerebrum, centro delle azioni volontarie e intelligenti, legato da strutture nervose al midollo spinale e ai livelli centrali inferiori sensori e motori. Attraverso la presentazione in Middlemarch (1871-1872) e in Daniel Deronda (1876), di una serie di tipologie della follia, all’interno della quale la dimensione della corporeità riceve una trattazione tutt’altro che accessoria e secondaria, viene fornito uno studio sulla complessità della natura umana, in cui è possibile rintracciare posizioni diversificate che, partendo dai risultati conseguiti dalle scienze fisiche, offrono spunti e suggestioni per un nuova considerazione dell’uomo. In altre parole, il programma narrativo eliotiano mira a dare voce ad una sorta di appello a pensare il mentale in termini scientifici o il fisico in termini spirituali, il che se da un lato è finalizzato a salvaguardare l’unità del soggetto vivente, ambisce d’altronde, pur se implicitamente, a ristabilire la fede religiosa in un mondo invisibile e tuttavia più vero di quello materiale.

George Eliot: il corpo della passione. Aspetti della corporeità nella narrativa dell’ultima fase

SETTE, Miriam
2004-01-01

Abstract

La trasformazione culturale e assiologica che si registrò fin dagli inizi dell’era vittoriana, insinuò come un veleno, all’interno del monolita costituito dalle teorie organicistiche, l’idea della distruzione e del deperimento inesorabile delle cose. In aperta contraddizione rispetto alle tesi cartesiane che, tentando un’analisi della mente e del soggetto umano, finirono col delineare un’immagine dualistica dell’uomo drammaticamente lacerata, essendo la linea di separazione tra lo studio dell’uomo fisico e quello dell’uomo morale fondata sul principio di un’assoluta indipendenza meta-naturale delle facoltà mentali e della loro correlativa appartenenza a un orizzonte cognitivo meta-scientifico, compito specifico del dibattito sollevato dalla cosiddetta “psicologia fisiologica” inglese tra gli anni Trenta e Settanta dell’Ottocento fu quello di pervenire ad una risoluzione del problema cruciale rappresentato dal rapporto mente-corpo. Il modello di questi studi che puntavano ad una spiegazione sostanzialmente fisiologica e fisico-chimica dei processi psicologici, era quello dell’azione riflessa nella funzione cerebrale. Fonte sperimentale di queste riflessioni erano soprattutto le ricerche sui fenomeni di ipnotismo, fenomeni che sembravano confermare l’esistenza di un cerebrum, centro delle azioni volontarie e intelligenti, legato da strutture nervose al midollo spinale e ai livelli centrali inferiori sensori e motori. Attraverso la presentazione in Middlemarch (1871-1872) e in Daniel Deronda (1876), di una serie di tipologie della follia, all’interno della quale la dimensione della corporeità riceve una trattazione tutt’altro che accessoria e secondaria, viene fornito uno studio sulla complessità della natura umana, in cui è possibile rintracciare posizioni diversificate che, partendo dai risultati conseguiti dalle scienze fisiche, offrono spunti e suggestioni per un nuova considerazione dell’uomo. In altre parole, il programma narrativo eliotiano mira a dare voce ad una sorta di appello a pensare il mentale in termini scientifici o il fisico in termini spirituali, il che se da un lato è finalizzato a salvaguardare l’unità del soggetto vivente, ambisce d’altronde, pur se implicitamente, a ristabilire la fede religiosa in un mondo invisibile e tuttavia più vero di quello materiale.
2004
9788887413274
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