Il contributo muove dalla considerazione che il nostro tempo è caratterizzato da una crescente instabilità dei comportamenti e di conseguenza dei modi d’uso dello spazio, tanto che si ha chiara percezione di una progressiva riduzione di confini tra ciò che è da considerare provvisorio e ciò che è da considerare stabile. Si ritiene pertanto opportuno, per meglio comprendere lo stato di emergenza, fare chiarezza sulle diverse modalità di vivere lo spazio abitativo a partire dal significato dei termini con lo scopo di metterne a fuoco le analogie e le differenze. Si pongono a confronto le nozioni di “stabile”, “temporaneo” e “provvisorio” rispetto a due parametri di riferimento: la durata del tempo di utilizzo del manufatto edilizio e la capacità di utilizzo nel tempo. Nel riferire la nozione di temporaneo alla condizione in cui le modalità di utilizzo del manufatto edilizio siano variabili nel tempo in relazione al modificarsi delle esigenze si perviene alla convinzione che, rispetto alle istanze del nostro tempo, entrambe le categorie di riferimento dell’abitare, stabile e provvisorio, sono accomunate da una stessa tensione ad acquisire caratteristiche proprie dell’abitare temporaneo. L’uno, l’abitare stabile, perché sollecitato dal continuo modificarsi dei comportamenti, l’altro perché col protrarsi del tempo di utilizzo del manufatto edilizio sollecitato a far fronte alle esigenze personali delle singole utenze man mano che se ne avvertono le insufficienze prestazionali. Tanto che si conviene di poter parlare della temporaneità come condizione paradigmatica del nostro tempo, quella per la quale l’utilizzo di un manufatto edilizio è programmabile per livelli di capacità prestazionali variabili all’interno di un campo di possibilità ampio e comunque “adattivo” al mutare dei fabbisogni o all’insorgere di nuovi. La temporaneità, quale categoria che ha la capacità di associare al divenire nel tempo dei fabbisogni le risposte prestazionali possibili, diviene così la condizione abitativa rispetto alla quale ricercare nuovi modi di configurare il quadro esigenziale indipendentemente dalla durata del tempo di utilizzo del manufatto edilizio. A sostegno di questa tesi due grafici visualizzano il confronto dell’andamento del comportamento prestazionale del manufatto edilizio rispetto a quello del comportamento esigenziale dell’utenza nell’abitare stabile e nell’abitare temporaneo. All’interno di questo quadro l’abitare provvisorio si caratterizza come condizione per la quale è data la possibilità di predeterminare la durata del tempo di esercizio nonchè di programmarne il livello prestazionale richiesto. Nel caso specifico degli eventi calamitosi ove la condizione di provvisorietà è imprevedibile, si ha una successione di fasi evolutive a partire da quella dell’emergenza nella quale occorre soddisfare le esigenze primarie, che assumono progressivamente con il trascorrere del tempo i caratteri della temporaneità per un tempo dipendente dalla durata della ricostruzione senza che però rischino di diventare quelli dell’abitare stabile. Il contributo conclude con l’individuazione del campo all’interno del quale deve operare l’ambito tematico di ricerca proposto in altro precedente capitolo di volume (v. pagg.73-75) a superamento delle inadeguatezze e insufficienze dei quadri esigenziali vigenti. Si auspica un ribaltamento concettuale radicale che trasformi i quadri esigenziali da sistemi statici a sistemi dinamici in grado di evolvere col modificarsi dei modelli comportamentali e dei modi d’uso dello spazio conseguenti al succedersi delle innovazioni tecnologiche. La condizione abitativa post-emergenza rilevata nell’area studio del terremoto umbro-marchigiano si è rivelato in tal senso campione rappresentativo atto a riprodurre in vitro, in una sorta di laboratorio sperimentale, le peculiarità generalizzabili di un moderno abitare temporaneo. Il contenuto del presente contributo costituisce l'anello di congiunzione tra altri 2 contributi nel medesimo volume allegati in curriculum, rispettivamente dal titolo: "La problematica esigenziale: dall'osservazione sul campo alla definizione di un ambito tematico di ricerca" e "Tipologie e prefigurazioni di possibili kit di adeguamento".

Il quadro esigenziale della temporaneità: analogie e differenze con l'abitare stabile

FALASCA, Carmine
2003-01-01

Abstract

Il contributo muove dalla considerazione che il nostro tempo è caratterizzato da una crescente instabilità dei comportamenti e di conseguenza dei modi d’uso dello spazio, tanto che si ha chiara percezione di una progressiva riduzione di confini tra ciò che è da considerare provvisorio e ciò che è da considerare stabile. Si ritiene pertanto opportuno, per meglio comprendere lo stato di emergenza, fare chiarezza sulle diverse modalità di vivere lo spazio abitativo a partire dal significato dei termini con lo scopo di metterne a fuoco le analogie e le differenze. Si pongono a confronto le nozioni di “stabile”, “temporaneo” e “provvisorio” rispetto a due parametri di riferimento: la durata del tempo di utilizzo del manufatto edilizio e la capacità di utilizzo nel tempo. Nel riferire la nozione di temporaneo alla condizione in cui le modalità di utilizzo del manufatto edilizio siano variabili nel tempo in relazione al modificarsi delle esigenze si perviene alla convinzione che, rispetto alle istanze del nostro tempo, entrambe le categorie di riferimento dell’abitare, stabile e provvisorio, sono accomunate da una stessa tensione ad acquisire caratteristiche proprie dell’abitare temporaneo. L’uno, l’abitare stabile, perché sollecitato dal continuo modificarsi dei comportamenti, l’altro perché col protrarsi del tempo di utilizzo del manufatto edilizio sollecitato a far fronte alle esigenze personali delle singole utenze man mano che se ne avvertono le insufficienze prestazionali. Tanto che si conviene di poter parlare della temporaneità come condizione paradigmatica del nostro tempo, quella per la quale l’utilizzo di un manufatto edilizio è programmabile per livelli di capacità prestazionali variabili all’interno di un campo di possibilità ampio e comunque “adattivo” al mutare dei fabbisogni o all’insorgere di nuovi. La temporaneità, quale categoria che ha la capacità di associare al divenire nel tempo dei fabbisogni le risposte prestazionali possibili, diviene così la condizione abitativa rispetto alla quale ricercare nuovi modi di configurare il quadro esigenziale indipendentemente dalla durata del tempo di utilizzo del manufatto edilizio. A sostegno di questa tesi due grafici visualizzano il confronto dell’andamento del comportamento prestazionale del manufatto edilizio rispetto a quello del comportamento esigenziale dell’utenza nell’abitare stabile e nell’abitare temporaneo. All’interno di questo quadro l’abitare provvisorio si caratterizza come condizione per la quale è data la possibilità di predeterminare la durata del tempo di esercizio nonchè di programmarne il livello prestazionale richiesto. Nel caso specifico degli eventi calamitosi ove la condizione di provvisorietà è imprevedibile, si ha una successione di fasi evolutive a partire da quella dell’emergenza nella quale occorre soddisfare le esigenze primarie, che assumono progressivamente con il trascorrere del tempo i caratteri della temporaneità per un tempo dipendente dalla durata della ricostruzione senza che però rischino di diventare quelli dell’abitare stabile. Il contributo conclude con l’individuazione del campo all’interno del quale deve operare l’ambito tematico di ricerca proposto in altro precedente capitolo di volume (v. pagg.73-75) a superamento delle inadeguatezze e insufficienze dei quadri esigenziali vigenti. Si auspica un ribaltamento concettuale radicale che trasformi i quadri esigenziali da sistemi statici a sistemi dinamici in grado di evolvere col modificarsi dei modelli comportamentali e dei modi d’uso dello spazio conseguenti al succedersi delle innovazioni tecnologiche. La condizione abitativa post-emergenza rilevata nell’area studio del terremoto umbro-marchigiano si è rivelato in tal senso campione rappresentativo atto a riprodurre in vitro, in una sorta di laboratorio sperimentale, le peculiarità generalizzabili di un moderno abitare temporaneo. Il contenuto del presente contributo costituisce l'anello di congiunzione tra altri 2 contributi nel medesimo volume allegati in curriculum, rispettivamente dal titolo: "La problematica esigenziale: dall'osservazione sul campo alla definizione di un ambito tematico di ricerca" e "Tipologie e prefigurazioni di possibili kit di adeguamento".
2003
Abitare e costruire in emergenza. Tecnologie per l'adeguamento dell'habitat provvisorio.
Cavallari L.
Italiano
STAMPA
119
124
6
9788885359710
Sala Editori s.a.s.
Pescara
ITALIA
Il volume costituisce il risultato della ricerca dell'unità operativa di Pescara, coordinata da L. Cavallari, nell'ambito della Ricerca Nazionale COFIN 2000 "Tecnologie d'intervento per l'innovazione negli insediamenti per l'emergenza" coordinata da F. Donato. La ricerca è stata svolta con le unità operative delle università di Camerino, Napoli, Roma Tre e del Politecnico di Milano. L'unità operativa di Pescara, della quale Falasca è membro, ha affrontato il tema delle "Tecnologie per interventi di adeguamento prestazionale e di riuso del modulo abitativo provvisorio". I contenuti del contributo, nell'esplorare le interazioni tra i comportamenti dell'utenza e i molteplici fattori di contesto che intervengono nelle situazioni di emergenza, toccano aspetti di natura interdisciplinare (socio-psicologici, culturali, pratici e tecnici) e riguardano, in quanto alla coerenza col settore disciplinare concorsuale, più specificamente le dinamiche esigenziali e gli aspetti prestazionali del costruire. In particolar modo essi esplorano le possibilità di connessione tra l'abitare provvisorio e l'abitare stabile.
abitare; sistema esigenziale; temporaneità; evoluzione
2 Contributo in Volume::2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
1
268
none
Falasca, Carmine
info:eu-repo/semantics/bookPart
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