Il mondo contemporaneo rappresenta una seria sfida per la concezione liberale della partecipazione politica: il preoccupante diffondersi di atteggiamenti di apatia civica mostra chiaramente che un'attiva partecipazione può apparire al cittadino del tutto irrilevante, complice una concezione del potere come oggetto remoto, non esposto al logoramento elettorale. E' difficile credere che a questa situazione possa porre rimedio una maggiore competenza politica o anche una maggiore vigilanza (quella di cui parlava Michael Schudson, ad esempio, individuandovi il requisito minimo indispensabile al buon cittadino): se è vero che alla base di una cultura civica vi è un insieme di valori morali, atteggiamenti di fiducia e cooperazione, nonché il senso di una comune appartenenza (elementi, questi, che si fondono nella dedizione al bene pubblico), sembrerebbe che sia la fiducia oggi l'elemento più carente, e tuttavia più urgente da recuperare per contrastare efficacemente non solo la disaffezione per la politica, ma anche la diffusione di un sentimento anti-politico, uno stato d'animo che Joseph Nye imputa all'insistenza dei media sui casi di corruzione che coinvolgono esponenti del governo. Una strategia di risposta all'attuale crisi della sfera pubblica è quella elaborata dalla micropolitica, che si propone una politicizzazione del quotidiano, di quei luoghi potenziali di dominio e resistenza al dominio (costumi, disposizioni, modi di sentire e pensare) che si collocano tutti al di sotto della soglia dei principi liberali di giustizia. Benché il concetto di micropolitica si faccia per lo più risalire all'analitica del potere elaborata da Deleuze e Guattari, altrettanto evidente in essa è l'impronta della micropolitica del potere capillare e delle arti di resistenza di Focault: la cura di sé rappresenta per quest'ultimo una pratica di libertà che mira all'autodifesa del soggetto, oltre che un insieme di tecniche efficaci per imparare a controllare il potere che si esercita sugli altri.

"Cura di sé e sfera pubblica. La questione della partecipazione nella micropolitica"

DI BIASE, Giuliana
2011-01-01

Abstract

Il mondo contemporaneo rappresenta una seria sfida per la concezione liberale della partecipazione politica: il preoccupante diffondersi di atteggiamenti di apatia civica mostra chiaramente che un'attiva partecipazione può apparire al cittadino del tutto irrilevante, complice una concezione del potere come oggetto remoto, non esposto al logoramento elettorale. E' difficile credere che a questa situazione possa porre rimedio una maggiore competenza politica o anche una maggiore vigilanza (quella di cui parlava Michael Schudson, ad esempio, individuandovi il requisito minimo indispensabile al buon cittadino): se è vero che alla base di una cultura civica vi è un insieme di valori morali, atteggiamenti di fiducia e cooperazione, nonché il senso di una comune appartenenza (elementi, questi, che si fondono nella dedizione al bene pubblico), sembrerebbe che sia la fiducia oggi l'elemento più carente, e tuttavia più urgente da recuperare per contrastare efficacemente non solo la disaffezione per la politica, ma anche la diffusione di un sentimento anti-politico, uno stato d'animo che Joseph Nye imputa all'insistenza dei media sui casi di corruzione che coinvolgono esponenti del governo. Una strategia di risposta all'attuale crisi della sfera pubblica è quella elaborata dalla micropolitica, che si propone una politicizzazione del quotidiano, di quei luoghi potenziali di dominio e resistenza al dominio (costumi, disposizioni, modi di sentire e pensare) che si collocano tutti al di sotto della soglia dei principi liberali di giustizia. Benché il concetto di micropolitica si faccia per lo più risalire all'analitica del potere elaborata da Deleuze e Guattari, altrettanto evidente in essa è l'impronta della micropolitica del potere capillare e delle arti di resistenza di Focault: la cura di sé rappresenta per quest'ultimo una pratica di libertà che mira all'autodifesa del soggetto, oltre che un insieme di tecniche efficaci per imparare a controllare il potere che si esercita sugli altri.
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