L' introduzione del Codice ambientale, che ha realizzato l’adeguamento della disciplina interna alla legislazione comunitaria, è lo stimolo primario alle riflessioni in tema di ambiente. L’indagine muove dal convincimento che per il singolo sia insufficiente una tutela solo pubblicistica del bene ambiente; convincimento maturato alla luce delle affermazioni della Corte costituzionale la quale indica nell’ ambiente un elemento determinativo della qualità della vita, che va salvaguardato quale “diritto fondamentale della persona ed interesse fondamentale della collettività”. Il rapporto tra individuale e collettivo apre ad una prospettiva anche “individuale” di studio del problema ambiente che conduce ad individuare nella disciplina del danno all’ambiente, riletta alla luce degli orientamenti della giurisprudenza costituzionale e di legittimità, un nodo da sciogliere: la risarcibilità al singolo. Il Codice ambientale prevede differenti formule di responsabilità e ricostruisce il rapporto danneggiante-danneggiato in maniera più favorevole al danneggiato quando a causare il danno sia l’impresa: ciò in attuazione del principio “chi inquina paga”; resta irrisolto il problema della risarcibilità del danno all’ambiente come diritto fondamentale della persona. La ricerca, allora, affronta i problematici profili della riconduzione dell’interresse all’ambiente nel sistema risarcitorio della persona ed approda ad una prima conclusione: nel danno all’ambiente è ravvisabile un danno alla collettività e, al tempo stesso, un danno non patrimoniale alla persona come danno alla qualità della vita, con la conseguenza che appare ipotizzabile un sistema risarcitorio differentemente articolato. Il primo andrà risarcito allo Stato, in quanto Ente esponenziale della collettività, con le modalità e secondo i principi previsti dalla legislazione speciale, il secondo con le tecniche risarcitorie previste per il danno alla persona.

Danno all'ambiente e danno alla persona

LECCESE, Eva
2011-01-01

Abstract

L' introduzione del Codice ambientale, che ha realizzato l’adeguamento della disciplina interna alla legislazione comunitaria, è lo stimolo primario alle riflessioni in tema di ambiente. L’indagine muove dal convincimento che per il singolo sia insufficiente una tutela solo pubblicistica del bene ambiente; convincimento maturato alla luce delle affermazioni della Corte costituzionale la quale indica nell’ ambiente un elemento determinativo della qualità della vita, che va salvaguardato quale “diritto fondamentale della persona ed interesse fondamentale della collettività”. Il rapporto tra individuale e collettivo apre ad una prospettiva anche “individuale” di studio del problema ambiente che conduce ad individuare nella disciplina del danno all’ambiente, riletta alla luce degli orientamenti della giurisprudenza costituzionale e di legittimità, un nodo da sciogliere: la risarcibilità al singolo. Il Codice ambientale prevede differenti formule di responsabilità e ricostruisce il rapporto danneggiante-danneggiato in maniera più favorevole al danneggiato quando a causare il danno sia l’impresa: ciò in attuazione del principio “chi inquina paga”; resta irrisolto il problema della risarcibilità del danno all’ambiente come diritto fondamentale della persona. La ricerca, allora, affronta i problematici profili della riconduzione dell’interresse all’ambiente nel sistema risarcitorio della persona ed approda ad una prima conclusione: nel danno all’ambiente è ravvisabile un danno alla collettività e, al tempo stesso, un danno non patrimoniale alla persona come danno alla qualità della vita, con la conseguenza che appare ipotizzabile un sistema risarcitorio differentemente articolato. Il primo andrà risarcito allo Stato, in quanto Ente esponenziale della collettività, con le modalità e secondo i principi previsti dalla legislazione speciale, il secondo con le tecniche risarcitorie previste per il danno alla persona.
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