Molti studi sul cambiamento organizzativo hanno fatto ricorso alla cosiddetta teoria del Darwinismo Universale, metafora di stampo biologico applicata alla fenomenologia sociale e coniata da Richard Dawkins all’inizio degli anni ’80. Questo approccio si basa sull’idea che in tutti i domini delle attività umane è possibile interpretare i cambiamenti evolutivi facendo esclusivo ricorso al principio di selezione naturale e di propagazione in rete delle variazioni selezionate dall’ambiente. Se si avvalora l'ipotesi del determinismo biologico per ciò che concerne i comportamenti organizzativi, le possibilità di cambiarli si riducono unicamente ad un intervento di tipo neurologico, genetico o farmacologico, mentre le responsabilità personali restano completamente escluse. La lettura degli scritti di Darwin non avvalora questo approccio “ultraortodosso”. Il presupposto della selezione naturale fondata sulla competizione, di derivazione darwiniana, ha consentito di focalizzare l'attenzione degli studiosi unicamente sull'aspetto competitivo tra esseri viventi collegato al perseguimento della sopravvivenza, dimenticando di ricercare anche altre forme possibili, esistenti anch'esse in natura, fondate sulla cooperazione e sul miglioramento delle condizioni reciproche di vita. Il saggio dimostra che è necessario rileggere e ripensare il pensiero darwiniano costruendo ove possibile delle nuove rappresentazioni metaforiche dei modelli per il cambiamento organizzativo maggiormente aderenti agli attuali tempi di crisi di identità collettiva ed individuale. E’ necessario riportare la responsabilità dei fatti e dei valori all’interno della persona ed all’interno delle sua azioni organizzative; è un obiettivo non facile e non comodo soprattutto nelle organizzazioni che in tempi di crisi scelgono di divenire sempre più gerarchiche e proceduralizzate.

Concetti Darwiniani per la creazione di metafore organizzative

SIMONCINI, Dario
2012-01-01

Abstract

Molti studi sul cambiamento organizzativo hanno fatto ricorso alla cosiddetta teoria del Darwinismo Universale, metafora di stampo biologico applicata alla fenomenologia sociale e coniata da Richard Dawkins all’inizio degli anni ’80. Questo approccio si basa sull’idea che in tutti i domini delle attività umane è possibile interpretare i cambiamenti evolutivi facendo esclusivo ricorso al principio di selezione naturale e di propagazione in rete delle variazioni selezionate dall’ambiente. Se si avvalora l'ipotesi del determinismo biologico per ciò che concerne i comportamenti organizzativi, le possibilità di cambiarli si riducono unicamente ad un intervento di tipo neurologico, genetico o farmacologico, mentre le responsabilità personali restano completamente escluse. La lettura degli scritti di Darwin non avvalora questo approccio “ultraortodosso”. Il presupposto della selezione naturale fondata sulla competizione, di derivazione darwiniana, ha consentito di focalizzare l'attenzione degli studiosi unicamente sull'aspetto competitivo tra esseri viventi collegato al perseguimento della sopravvivenza, dimenticando di ricercare anche altre forme possibili, esistenti anch'esse in natura, fondate sulla cooperazione e sul miglioramento delle condizioni reciproche di vita. Il saggio dimostra che è necessario rileggere e ripensare il pensiero darwiniano costruendo ove possibile delle nuove rappresentazioni metaforiche dei modelli per il cambiamento organizzativo maggiormente aderenti agli attuali tempi di crisi di identità collettiva ed individuale. E’ necessario riportare la responsabilità dei fatti e dei valori all’interno della persona ed all’interno delle sua azioni organizzative; è un obiettivo non facile e non comodo soprattutto nelle organizzazioni che in tempi di crisi scelgono di divenire sempre più gerarchiche e proceduralizzate.
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