Le riflessioni svolte in questo saggio in merito all’approccio riduzionistico al concetto di ridondanza trattato da Shannon e Weaver nella loro “Teoria Matematica della Comunicazione” non intendono confutare la possibilità che la ripetizione, e dunque l’eccesso, generi dei danni, in particolar modo quando quest’ultimo è opera della mancanza di competenze, di cura o di attenzione, da parte delle persone. L’intento del lavoro è quello di confutare la convinzione "dominante" in ambito scientifico che la ridondanza contenga intrinsecamente, nella sua stessa definizione, l’idea dello spreco, dell’inutilità, del danno e soprattutto trasformare la credenza assai diffusa che la ridondanza non sia un processo ma solo una condizione di blocco all’efficacia dell’azione umana determinato da uno schema di regole che, limitando la libera ed efficiente circolazione delle informazioni, delimitano specularmente la produzione di innovazione. Sulla base della Teoria Matematica della Comunicazione si sono sviluppati studi ed applicazioni aziendali volti alla ricerca della massimizzazione dell’efficienza tecnologica per la trasmissione informativa per minimizzarne la dispersione entropica. Di contro, però, è sempre più evidente che la ridondanza si presenta quale fenomeno intrinseco all’evoluzione dei sistemi organizzativi naturali e sociali; è necessario costruire interpretazioni che ne spieghino la presenza, ne motivino le potenzialità, ne qualifichino le possibilità evolutive, evitando erroneamente di sottostimarne le funzioni solo perché a noi ancora in gran parte sconosciute e pertanto indeterminabili.

Entropia e ridondanza nella Teoria Matematica della Comunicazione

SIMONCINI, Dario
2012-01-01

Abstract

Le riflessioni svolte in questo saggio in merito all’approccio riduzionistico al concetto di ridondanza trattato da Shannon e Weaver nella loro “Teoria Matematica della Comunicazione” non intendono confutare la possibilità che la ripetizione, e dunque l’eccesso, generi dei danni, in particolar modo quando quest’ultimo è opera della mancanza di competenze, di cura o di attenzione, da parte delle persone. L’intento del lavoro è quello di confutare la convinzione "dominante" in ambito scientifico che la ridondanza contenga intrinsecamente, nella sua stessa definizione, l’idea dello spreco, dell’inutilità, del danno e soprattutto trasformare la credenza assai diffusa che la ridondanza non sia un processo ma solo una condizione di blocco all’efficacia dell’azione umana determinato da uno schema di regole che, limitando la libera ed efficiente circolazione delle informazioni, delimitano specularmente la produzione di innovazione. Sulla base della Teoria Matematica della Comunicazione si sono sviluppati studi ed applicazioni aziendali volti alla ricerca della massimizzazione dell’efficienza tecnologica per la trasmissione informativa per minimizzarne la dispersione entropica. Di contro, però, è sempre più evidente che la ridondanza si presenta quale fenomeno intrinseco all’evoluzione dei sistemi organizzativi naturali e sociali; è necessario costruire interpretazioni che ne spieghino la presenza, ne motivino le potenzialità, ne qualifichino le possibilità evolutive, evitando erroneamente di sottostimarne le funzioni solo perché a noi ancora in gran parte sconosciute e pertanto indeterminabili.
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