Dalla seconda metà del XVIII secolo si assiste alla nascita di strutture separate dagli ospedali generali e specificamente rivolte alla cura delle malattie mentali. Sorgono quindi i primi Asylums in Inghilterra, le Maisons o Asiles des aliènes in Francia e i “Manicomi” in Italia, quelle che Goffman chiama “istituzioni totali” ed in generale il “Manicomio” del XIX secolo si configura come uno spazio chiuso e separato dal mondo, al cui interno è ospitato un mondo senza tempo. In Italia la maggior parte dei manicomi viene realizzata negli anni successivi all’Unità, quando si creano nuove strutture. All’inizio del nuovo secolo la cosiddetta “legge Bianchi” del 1904, prima in Italia in materia di manicomi, stabilisce i criteri in base ai quali devono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, «pericolose a sé o agli altri» e causa «di pubblico scandalo». In Abruzzo le esperienze architettoniche nel campo dell’assistenza alla malattia mentale tra Otto e Novecento confermano accadeva all’inizio del Novecento in tutta Italia, ove i manicomi erano sorti distaccandosi da Ospedali ed Ospizii. Ciò vale sia per la struttura di Teramo che per quella dell’Aquila, sorte rispettivamente nell’ambito dell’Ospedale di S. Antonio Abate e dell’Ospizio di Mendicità di Collemaggio. Nonostante ciò, le loro vicende producono esiti del tutto differenti in quanto, mentre a Teramo non si dà luogo all’edificazione di un nuovo edificio destinato a manicomio, nella città federiciana si assiste alla realizzazione di un grande complesso all’esterno dell’organismo urbano. Il presente studio affronta il lungo percorso delle strutture destinate ad ospitare i “pazzi”, dalla fase “premanicomiale” a quella “manicomiale”, nella quale esamina tra l’altro i manicomi pubblici in Inghilterra tra XVIII e XVIII secolo e la nascita del “manicomio” e della psichiatria in Francia. Segue poi l’analisi dei manicomi italiani dalla fine del Settecento alla fase dell’internamento tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Al termine si colloca l’esame delle esperienze abruzzesi, a partire dalle vicende costruttive della struttura di Teramo, dalla nascita della Sezione psichiatrica sino ai progetti per il nuovo Manicomio. Scorrono infine i vari episodi dell’Ospedale Provinciale Neuro-psichiatrico dell’Aquila, dal sorgere della Sezione manicomiale presso S. Maria di Collemaggio sino all’apertura del Reparto Neurologico.

Nella città del dolore. esperienze manicomiali in Abruzzo tra Otto e Novecento

GIANNANTONIO, Raffaele
2013-01-01

Abstract

Dalla seconda metà del XVIII secolo si assiste alla nascita di strutture separate dagli ospedali generali e specificamente rivolte alla cura delle malattie mentali. Sorgono quindi i primi Asylums in Inghilterra, le Maisons o Asiles des aliènes in Francia e i “Manicomi” in Italia, quelle che Goffman chiama “istituzioni totali” ed in generale il “Manicomio” del XIX secolo si configura come uno spazio chiuso e separato dal mondo, al cui interno è ospitato un mondo senza tempo. In Italia la maggior parte dei manicomi viene realizzata negli anni successivi all’Unità, quando si creano nuove strutture. All’inizio del nuovo secolo la cosiddetta “legge Bianchi” del 1904, prima in Italia in materia di manicomi, stabilisce i criteri in base ai quali devono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, «pericolose a sé o agli altri» e causa «di pubblico scandalo». In Abruzzo le esperienze architettoniche nel campo dell’assistenza alla malattia mentale tra Otto e Novecento confermano accadeva all’inizio del Novecento in tutta Italia, ove i manicomi erano sorti distaccandosi da Ospedali ed Ospizii. Ciò vale sia per la struttura di Teramo che per quella dell’Aquila, sorte rispettivamente nell’ambito dell’Ospedale di S. Antonio Abate e dell’Ospizio di Mendicità di Collemaggio. Nonostante ciò, le loro vicende producono esiti del tutto differenti in quanto, mentre a Teramo non si dà luogo all’edificazione di un nuovo edificio destinato a manicomio, nella città federiciana si assiste alla realizzazione di un grande complesso all’esterno dell’organismo urbano. Il presente studio affronta il lungo percorso delle strutture destinate ad ospitare i “pazzi”, dalla fase “premanicomiale” a quella “manicomiale”, nella quale esamina tra l’altro i manicomi pubblici in Inghilterra tra XVIII e XVIII secolo e la nascita del “manicomio” e della psichiatria in Francia. Segue poi l’analisi dei manicomi italiani dalla fine del Settecento alla fase dell’internamento tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Al termine si colloca l’esame delle esperienze abruzzesi, a partire dalle vicende costruttive della struttura di Teramo, dalla nascita della Sezione psichiatrica sino ai progetti per il nuovo Manicomio. Scorrono infine i vari episodi dell’Ospedale Provinciale Neuro-psichiatrico dell’Aquila, dal sorgere della Sezione manicomiale presso S. Maria di Collemaggio sino all’apertura del Reparto Neurologico.
2013
9788850103072
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