Si tratta di uno studio sulla vita e sulle opere di Auguste Comte (1798-1857), che pur essendo comunemente considerato il fondatore della sociologia non gode ancora a mio modesto avviso di tutta la considerazione scientifica a cui avrebbe diritto, in quanto dalla mia ricerca, che si avvale sia di un'analisi certosina dei suoi scritti maggiori e minori, sia dei risultati della più recente letteratura secondaria,risulta che molte pretese innovazioni successive, a partire dal rapporto controverso tra Stato e mercato e tra biologia e disciplina del consorzio civile, sono in realtà dovute a lui, ed una simile negligenza mi appare imputabile alle forti riserve ancora perduranti nei confronti dell'ultima fase del suo pensiero, quella cosiddetta religiosa, che però a mio modesto avviso non fa che esplicitare temi già contenuti embrionalmente nei primi lavori, che risentono di certo delle posizioni di C.-H. de Saint-Simon (1760-1825), ma le rielaborano entro una cornice fortemente sistematica, che non sarebbe mai venuta comple-tamente meno, neppure dopo gli anni dal 1845 al 1848, che segnano il momento culminante dell'educazione sentimentale e politica del filosofo-sociologo di Montpellier e la cui eco tuttavia è ben visibile nella scelta che egli è costretto a compiere fra una teoria dell'arte fortemente connotata dal punto di vista gnoseologico ed un'etica che poggia sulla fisiologia.

Il triplice bivio e l'unica strada. Auguste Comte tra economia, sociologia ed etica

RICCIUTI, Stefano
2013-01-01

Abstract

Si tratta di uno studio sulla vita e sulle opere di Auguste Comte (1798-1857), che pur essendo comunemente considerato il fondatore della sociologia non gode ancora a mio modesto avviso di tutta la considerazione scientifica a cui avrebbe diritto, in quanto dalla mia ricerca, che si avvale sia di un'analisi certosina dei suoi scritti maggiori e minori, sia dei risultati della più recente letteratura secondaria,risulta che molte pretese innovazioni successive, a partire dal rapporto controverso tra Stato e mercato e tra biologia e disciplina del consorzio civile, sono in realtà dovute a lui, ed una simile negligenza mi appare imputabile alle forti riserve ancora perduranti nei confronti dell'ultima fase del suo pensiero, quella cosiddetta religiosa, che però a mio modesto avviso non fa che esplicitare temi già contenuti embrionalmente nei primi lavori, che risentono di certo delle posizioni di C.-H. de Saint-Simon (1760-1825), ma le rielaborano entro una cornice fortemente sistematica, che non sarebbe mai venuta comple-tamente meno, neppure dopo gli anni dal 1845 al 1848, che segnano il momento culminante dell'educazione sentimentale e politica del filosofo-sociologo di Montpellier e la cui eco tuttavia è ben visibile nella scelta che egli è costretto a compiere fra una teoria dell'arte fortemente connotata dal punto di vista gnoseologico ed un'etica che poggia sulla fisiologia.
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