Il tracciato autostradale presuppone un’omogeneità ininterrotta. Senza soluzione di continuità. Anche quando le condizioni geo-morfologiche non lo consentirebbero. Il manto d’asfalto, riservato esclusivamente ai veicoli, viene portato in rilevato, trincea, viadotto o galleria, per garantire la connessione più rapida da un punto all’altro in condizioni di sicurezza. Infrastruttura e territorio sono semplicemente accostati, senza rapporti funzionali. Con un eccezione: lo svincolo. L’unico punto in cui l’autostrada, per tramite delle stazioni di pagamento si apre effettivamente al territorio. Che rappresenta la fine delle regole relative all’andar veloce e segna l’inizio di un diverso procedere in cui prevalgono le questioni relative al transito, all’orientamento e al rapporto con la città. Tuttavia, il suo valore di commutazione tra la rete autostradale ed il più ampio territorio di cui fa parte è sottovalutato. Ancora oggi. Prevale l’idea dello svincolo come opere di ingegneria il cui compito è quello di sfalsare in quota i piani viabili, trasformando le manovre di incrocio in manovre di deviazione e confluenza. Soprattutto a Pescara, dove gli svincoli sono gli ambiti di smistamento tra viabilità primaria e secondaria. Si è allargato lo spazio dei servizi nelle immediate vicinanze del casello con l’aumento delle porte per il pagamento automatizzato, la realizzazione di luoghi che la Società Autostrade mette a disposizione dei propri clienti come, ad esempio, i punto blu ed i parcheggi per i titolari del telepass ma il ruolo dello svincolo, rispetto al contesto in cui si inserisce, è rimasto immutato. Avulso dal telaio infrastrutturale. Interdetto nelle potenzialità di relazione con il territorio.

Tra gli svincoli

CLEMENTE, Antonio Alberto
2006-01-01

Abstract

Il tracciato autostradale presuppone un’omogeneità ininterrotta. Senza soluzione di continuità. Anche quando le condizioni geo-morfologiche non lo consentirebbero. Il manto d’asfalto, riservato esclusivamente ai veicoli, viene portato in rilevato, trincea, viadotto o galleria, per garantire la connessione più rapida da un punto all’altro in condizioni di sicurezza. Infrastruttura e territorio sono semplicemente accostati, senza rapporti funzionali. Con un eccezione: lo svincolo. L’unico punto in cui l’autostrada, per tramite delle stazioni di pagamento si apre effettivamente al territorio. Che rappresenta la fine delle regole relative all’andar veloce e segna l’inizio di un diverso procedere in cui prevalgono le questioni relative al transito, all’orientamento e al rapporto con la città. Tuttavia, il suo valore di commutazione tra la rete autostradale ed il più ampio territorio di cui fa parte è sottovalutato. Ancora oggi. Prevale l’idea dello svincolo come opere di ingegneria il cui compito è quello di sfalsare in quota i piani viabili, trasformando le manovre di incrocio in manovre di deviazione e confluenza. Soprattutto a Pescara, dove gli svincoli sono gli ambiti di smistamento tra viabilità primaria e secondaria. Si è allargato lo spazio dei servizi nelle immediate vicinanze del casello con l’aumento delle porte per il pagamento automatizzato, la realizzazione di luoghi che la Società Autostrade mette a disposizione dei propri clienti come, ad esempio, i punto blu ed i parcheggi per i titolari del telepass ma il ruolo dello svincolo, rispetto al contesto in cui si inserisce, è rimasto immutato. Avulso dal telaio infrastrutturale. Interdetto nelle potenzialità di relazione con il territorio.
2006
88-8353-462-X
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