Il mondo popolare è sempre attivo, come scriveva Gramsci nel 1935, e produce continuamente usanze, espressioni, valori, immagini e retoriche che, pur essendo riferite al passato, sono più spesso frutto del presente storico e delle sue funzioni sociali. Le istanze della contemporaneità richiedono la conversione dell’antropologia accademica in un’antropologia pubblica, concentrata sui temi socialmente rilevanti e finalizzata a dare vita a documenti accessibili ad un pubblico ampio. Il testo affronta un tema caro all’antropologia culturale, cioè quello delle cosiddette tradizioni popolari. Dopo quella che negli anni Settanta sembrava essere la fine delle tradizioni e la definitiva esaltazione della modernità, oggi ci confrontiamo con una realtà sorprendente: nel cosiddetto mercato delle informazioni, la domanda di riferimenti culturali, di credenze e di tradizioni è in crescita. Tuttavia, si tratta di un bisogno intriso di modernità e di tecnologia: i gruppi in abito medievale o ottocentesco passano dal pullman alla carrozza, dalla conca al navigatore satellitare, e il selfie con la zampogna testimonia la natura di rievocazione storica che oggi contraddistingue un po’ tutte le forme tradizionali, che vengono comunicate e sostanziate attraverso le nuove tecnologie della comunicazione (gli smarphone, il web e i social network). Perciò ci chiediamo: queste tradizioni sono riferite ai valori del presente o a quelli del passato? Quale memoria i portatori di queste tradizioni intendono trasmettere alle generazioni future?
Le tradizioni al tempo di facebook. Verso la prospettiva del Patrimonio Culturale Immateriale
GIANCRISTOFARO, Lia
2017-01-01
Abstract
Il mondo popolare è sempre attivo, come scriveva Gramsci nel 1935, e produce continuamente usanze, espressioni, valori, immagini e retoriche che, pur essendo riferite al passato, sono più spesso frutto del presente storico e delle sue funzioni sociali. Le istanze della contemporaneità richiedono la conversione dell’antropologia accademica in un’antropologia pubblica, concentrata sui temi socialmente rilevanti e finalizzata a dare vita a documenti accessibili ad un pubblico ampio. Il testo affronta un tema caro all’antropologia culturale, cioè quello delle cosiddette tradizioni popolari. Dopo quella che negli anni Settanta sembrava essere la fine delle tradizioni e la definitiva esaltazione della modernità, oggi ci confrontiamo con una realtà sorprendente: nel cosiddetto mercato delle informazioni, la domanda di riferimenti culturali, di credenze e di tradizioni è in crescita. Tuttavia, si tratta di un bisogno intriso di modernità e di tecnologia: i gruppi in abito medievale o ottocentesco passano dal pullman alla carrozza, dalla conca al navigatore satellitare, e il selfie con la zampogna testimonia la natura di rievocazione storica che oggi contraddistingue un po’ tutte le forme tradizionali, che vengono comunicate e sostanziate attraverso le nuove tecnologie della comunicazione (gli smarphone, il web e i social network). Perciò ci chiediamo: queste tradizioni sono riferite ai valori del presente o a quelli del passato? Quale memoria i portatori di queste tradizioni intendono trasmettere alle generazioni future?File | Dimensione | Formato | |
---|---|---|---|
Le tradizioni al tempo di facebook TESTO.pdf
Solo gestori archivio
Tipologia:
Documento in Post-print
Dimensione
4.17 MB
Formato
Adobe PDF
|
4.17 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri Richiedi una copia |
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.