Il confronto con il passato costituisce, in Europa, ma soprattutto in Italia, una sorta di tema obbligato per i progettisti, che oggi esprimono una sempre maggiore intolleranza nei confronti del restauro di cui spesso si rilevano i risultati inadeguati sul piano della qualità architettonica. Questo non significa, stando a quel che appare, che l’interesse per la conservazione e valorizzazione delle opere d’arte e d’architettura sia in declino presso l’opinione pubblica. Gli interventi, pur certamente criticabili, hanno ormai acquisito un livello medio, nel quale sono possibili comparazioni e scambi di esperienze, e molte operazioni sono assimilate e condivise in diversi Paesi del mondo, come il restauro degli affreschi o il trattamento dei ruderi. Per gli esiti, ma soprattutto per il dibattito che ne discende, l’Italia costituisce un riferimento importante per valutare le innovazioni nella sensibilità moderna, come testimoniano le forti contrapposizioni che hanno animato gli anni Sessanta e Settanta del Novecento caratterizzati dai grandi intellettuali e progettisti dell’epoca. Sono state, e sono ancora, numerose le posizioni teoriche sulla conservazione del documento-monumento nate sulla scorta dello sviluppo della storiografia ottocentesca. In questa prospettiva, la teoria proposta da Cesare Brandi ha avuto un notevole seguito in ambito architettonico, postulando la possibilità di restituire l’unità potenziale dell’edificio da restaurare attraverso un intervento contemporaneo, distinguibile, reversibile, e che conservi la materia. Si tratta di una posizione capace di cogliere sollecitazioni differenti, senza pregiudizi verso i materiali e le tecnologie moderne.

Alcune riflessioni sul restauro del patrimonio architettonico esistente

Verazzo, Clara
2016-01-01

Abstract

Il confronto con il passato costituisce, in Europa, ma soprattutto in Italia, una sorta di tema obbligato per i progettisti, che oggi esprimono una sempre maggiore intolleranza nei confronti del restauro di cui spesso si rilevano i risultati inadeguati sul piano della qualità architettonica. Questo non significa, stando a quel che appare, che l’interesse per la conservazione e valorizzazione delle opere d’arte e d’architettura sia in declino presso l’opinione pubblica. Gli interventi, pur certamente criticabili, hanno ormai acquisito un livello medio, nel quale sono possibili comparazioni e scambi di esperienze, e molte operazioni sono assimilate e condivise in diversi Paesi del mondo, come il restauro degli affreschi o il trattamento dei ruderi. Per gli esiti, ma soprattutto per il dibattito che ne discende, l’Italia costituisce un riferimento importante per valutare le innovazioni nella sensibilità moderna, come testimoniano le forti contrapposizioni che hanno animato gli anni Sessanta e Settanta del Novecento caratterizzati dai grandi intellettuali e progettisti dell’epoca. Sono state, e sono ancora, numerose le posizioni teoriche sulla conservazione del documento-monumento nate sulla scorta dello sviluppo della storiografia ottocentesca. In questa prospettiva, la teoria proposta da Cesare Brandi ha avuto un notevole seguito in ambito architettonico, postulando la possibilità di restituire l’unità potenziale dell’edificio da restaurare attraverso un intervento contemporaneo, distinguibile, reversibile, e che conservi la materia. Si tratta di una posizione capace di cogliere sollecitazioni differenti, senza pregiudizi verso i materiali e le tecnologie moderne.
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