Offscapes exist “in the backwater of the outer city”. It is here where buildings passively survive, once active in the production of goods and now abandoned to their destiny of desolation, disrepair and ruin. This is the subject of the dialogue between text and images, between Vincenzo Bagnoli and Valeria Reggi. A dialogue in which the written word directs the reader through the photographs; not a relationship of pre-conceived complicity, but rather an attempt to interpret this noose-like progress through the written word. A dialogue which highlights the lack of reciprocity between workplaces and those who once occupied them; not a single person is present, save for the evident crowd of the absent. A dialogue composed of unfinished stories, presumed behaviour, lost glances, layers of accumulated dust “of grey personal archaeologies”. Without movement, nor gesture, not even a trace of the life that once ran through these places. All the buildings have been “removed from the event horizon”, inert, switched off. Off, full stop. Offscapes si svolge “nella risacca della periferia”. È qui che ha luogo la sopravvivenza passiva di edifici, una volta funzionali alla produzione e ora abbandonati al loro destino di desolazione, incuria, trascuratezza. Questo è il tema del dialogo tra testo e immagini, tra Vincenzo Bagnoli e Valeria Reggi. Un dialogo in cui lo scritto orienta la lettura delle fotografie; non una relazione dalla complicità predeterminata, quanto piuttosto uno sforzo per interpretare questo progresso scorsoio, attraverso la parola. Un dialogo che evidenzia la mancanza di reciprocità tra lo spazio del lavoro e chi lo occupava; non una persona è presente, se non per l’evidente folla di assenti. Un dialogo fatto di storie interrotte, comportamenti presunti, sguardi mancati, polvere accumulata, “di grigie archeologie personali”. Nessun movimento, nessun gesto, neanche una traccia della vita che attraversava questi spazi. Tutti gli edifici sono “sottratti all’orizzonte degli eventi”, inerti, spenti. Off, appunto.

Geografie e scritture dell’abbandono. Il progetto dei resti/Geographies and abandonment scriptures. The project of remains

CLEMENTE Antonio Alberto
2017-01-01

Abstract

Offscapes exist “in the backwater of the outer city”. It is here where buildings passively survive, once active in the production of goods and now abandoned to their destiny of desolation, disrepair and ruin. This is the subject of the dialogue between text and images, between Vincenzo Bagnoli and Valeria Reggi. A dialogue in which the written word directs the reader through the photographs; not a relationship of pre-conceived complicity, but rather an attempt to interpret this noose-like progress through the written word. A dialogue which highlights the lack of reciprocity between workplaces and those who once occupied them; not a single person is present, save for the evident crowd of the absent. A dialogue composed of unfinished stories, presumed behaviour, lost glances, layers of accumulated dust “of grey personal archaeologies”. Without movement, nor gesture, not even a trace of the life that once ran through these places. All the buildings have been “removed from the event horizon”, inert, switched off. Off, full stop. Offscapes si svolge “nella risacca della periferia”. È qui che ha luogo la sopravvivenza passiva di edifici, una volta funzionali alla produzione e ora abbandonati al loro destino di desolazione, incuria, trascuratezza. Questo è il tema del dialogo tra testo e immagini, tra Vincenzo Bagnoli e Valeria Reggi. Un dialogo in cui lo scritto orienta la lettura delle fotografie; non una relazione dalla complicità predeterminata, quanto piuttosto uno sforzo per interpretare questo progresso scorsoio, attraverso la parola. Un dialogo che evidenzia la mancanza di reciprocità tra lo spazio del lavoro e chi lo occupava; non una persona è presente, se non per l’evidente folla di assenti. Un dialogo fatto di storie interrotte, comportamenti presunti, sguardi mancati, polvere accumulata, “di grigie archeologie personali”. Nessun movimento, nessun gesto, neanche una traccia della vita che attraversava questi spazi. Tutti gli edifici sono “sottratti all’orizzonte degli eventi”, inerti, spenti. Off, appunto.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11564/683656
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