Nel mondo d’oggi, in cui le istanze veritative predominanti ‒ le scienze naturali e le fedi rivelate ‒ sembrano disposte a riconoscere valore alla filosofia solo se questa accetta di assumere una posizione loro subordinata, può il pensiero filosofico ‒ che da sempre incarna la tendenza dell’uomo a ricercare la verità, cioè a comprendere la realtà, a individuare il bene e il giusto e a costruire una vita saggia e felice ‒ rivendicare ancora una sua specificità e una sua autonomia? È a fronte di questa questione decisiva che la prospettiva illuministico-liberale di Karl Jaspers ‒ psicopatologo e filosofo al contempo ‒ mostra tutta la sua attualità. Infatti, pur criticando ogni forma di scientismo, cioè ogni forma di fede superstiziosa nelle capacità del sapere scientifico di dare risposte alle questioni filosofiche di fondo (circa il senso dell’esistenza, i comportamenti morali e sociali, i modelli di vita buona, di giustizia, di felicità), egli si guarda bene, da un lato, dallo svalutare l’importanza della scienza e della tecnica. Dall’altro, pur senza negare la dimensione metafisico-religiosa dell’esistenza, non si fa scrupolo di mettere radicalmente in discussione la pretesa assolutistica delle religioni storico-positive di possedere la verità circa le grandi questioni sopra ricordate, rifiutando decisamente per la filosofia il ruolo di "ancilla theologiae". Se vuole avere ancora un ruolo nella contemporaneità, il pensiero filosofico deve quindi pensarsi nella sua differenza specifica rispetto sia alla scienza che alla religione, senza confondersi con (o sottomettersi a) qualcosa di ad essa estraneo.

«La verità è ciò che ci unisce». Attualità del pensiero di Karl Jaspers

Roberto Garaventa
2017-01-01

Abstract

Nel mondo d’oggi, in cui le istanze veritative predominanti ‒ le scienze naturali e le fedi rivelate ‒ sembrano disposte a riconoscere valore alla filosofia solo se questa accetta di assumere una posizione loro subordinata, può il pensiero filosofico ‒ che da sempre incarna la tendenza dell’uomo a ricercare la verità, cioè a comprendere la realtà, a individuare il bene e il giusto e a costruire una vita saggia e felice ‒ rivendicare ancora una sua specificità e una sua autonomia? È a fronte di questa questione decisiva che la prospettiva illuministico-liberale di Karl Jaspers ‒ psicopatologo e filosofo al contempo ‒ mostra tutta la sua attualità. Infatti, pur criticando ogni forma di scientismo, cioè ogni forma di fede superstiziosa nelle capacità del sapere scientifico di dare risposte alle questioni filosofiche di fondo (circa il senso dell’esistenza, i comportamenti morali e sociali, i modelli di vita buona, di giustizia, di felicità), egli si guarda bene, da un lato, dallo svalutare l’importanza della scienza e della tecnica. Dall’altro, pur senza negare la dimensione metafisico-religiosa dell’esistenza, non si fa scrupolo di mettere radicalmente in discussione la pretesa assolutistica delle religioni storico-positive di possedere la verità circa le grandi questioni sopra ricordate, rifiutando decisamente per la filosofia il ruolo di "ancilla theologiae". Se vuole avere ancora un ruolo nella contemporaneità, il pensiero filosofico deve quindi pensarsi nella sua differenza specifica rispetto sia alla scienza che alla religione, senza confondersi con (o sottomettersi a) qualcosa di ad essa estraneo.
Germanica
978-88-9314-119-2
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