1. Tra Otto e Novecento l’affermazione dei nuovi sistemi pedagogici determina un’architettura basata sulla capacità di sperimentazione tipologica piuttosto che sulla ricerca di nuovi codici linguistici. Nelle esperienze del Movimento Moderno l’edificio scolastico viene poi inteso come concentrazione “collettivistica” dell’offerta didattica. In Italia un ruolo di primo piano recitano le scuole elementari progettate da Camillo Boito, ma un deciso passo in avanti si ha grazie alla riforma scolastica voluta da Edoardo Daneo. Nel 1913 viene pubblicata la raccolta di progetti scolastici dell’ingegner Guazzaroni, che diventano un riferimento fondamentale. Gran parte degli edifici scolastici dell’epoca deve la loro nascita alla riforma del ministro Gentile che rinnova il sistema scolastico. Estremamente importante è poi la pubblicazione nel 1927 del manuale di Luigi Secchi che si distacca dall’atteggiamento tecnicistico dominante. Altrettanto interessante sono le esperienze della “scuola all’aperto” e della “scuola speciale”. Il fascismo somministra allo studente un’educazione “integrale”, con l’addestramento alle discipline militari. Di grande importanza è però nel periodo l’accoglimento delle esperienze più avanzate dell’architettura scolastica europea. A partire dagli anni Trenta vengono costruiti edifici fortemente caratterizzati come gli asili Sant’Elia a Como di Terragni, a Ivrea di Figini e Pollini, a Robbio Lomellina dei BBPR. Particolare attenzione merita infine il tema delle scuole rurali, da inquadrare in quello più ampio dell’antiurbanesimo, prioritario per il regime.

Architettura e scuola nell'Europa tra Ottocento e Novecento

RAFFAELE GIANNANTONIO
2016-01-01

Abstract

1. Tra Otto e Novecento l’affermazione dei nuovi sistemi pedagogici determina un’architettura basata sulla capacità di sperimentazione tipologica piuttosto che sulla ricerca di nuovi codici linguistici. Nelle esperienze del Movimento Moderno l’edificio scolastico viene poi inteso come concentrazione “collettivistica” dell’offerta didattica. In Italia un ruolo di primo piano recitano le scuole elementari progettate da Camillo Boito, ma un deciso passo in avanti si ha grazie alla riforma scolastica voluta da Edoardo Daneo. Nel 1913 viene pubblicata la raccolta di progetti scolastici dell’ingegner Guazzaroni, che diventano un riferimento fondamentale. Gran parte degli edifici scolastici dell’epoca deve la loro nascita alla riforma del ministro Gentile che rinnova il sistema scolastico. Estremamente importante è poi la pubblicazione nel 1927 del manuale di Luigi Secchi che si distacca dall’atteggiamento tecnicistico dominante. Altrettanto interessante sono le esperienze della “scuola all’aperto” e della “scuola speciale”. Il fascismo somministra allo studente un’educazione “integrale”, con l’addestramento alle discipline militari. Di grande importanza è però nel periodo l’accoglimento delle esperienze più avanzate dell’architettura scolastica europea. A partire dagli anni Trenta vengono costruiti edifici fortemente caratterizzati come gli asili Sant’Elia a Como di Terragni, a Ivrea di Figini e Pollini, a Robbio Lomellina dei BBPR. Particolare attenzione merita infine il tema delle scuole rurali, da inquadrare in quello più ampio dell’antiurbanesimo, prioritario per il regime.
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