La colonia greca di Cirene, fondata nel VII sec.a.C., è oggi un sito estremamente complesso, che esprime di per sé, con la sua monumentalità, la propria importanza nel panorama dei siti archeologici della Libia. L’area urbana della città antica, la vastissima necropoli e le monumentali aree santuariali extraurbane si intrecciano con la ‘Shahat moderna’ in un gioco di stratificazione culturale sincronica e diacronica e porta con sé una serie di problematiche di convivenza tra città antica e moderna. Il territorio della Cirenaica e delle ricche antiche città dello Jebel el Akhdar, cioè la ‘Montagna verde’ toponimo arabo dell’altopiano, presenta caratteristiche geomorfologiche del tutto diverse dal resto delle regioni nord africane, con paesaggi verdi e ricchi d’acqua, in particolare nei mesi invernali, con terra rossa che indica la fertilità del terreno ricco di ferro, caratteristiche che ricordano la morfologia di altre regioni del mediterraneo come la Grecia o Cipro. Essa è costituita da altopiani calcarei che raggiungono la massima altitudine di circa 700 m s.l.m., tagliati da profondi uidian, ancora ricchi d’acqua e rigogliosi di vegetazione. La città antica è posta sul gradone più alto, più verde e più fertile della ‘Montagna Verde’ dominando così le terrazze più basse che digradano verso il mare, fungendo, in antico come oggi, da imponente marker di riferimento per il territorio circostante. D’altronde già gli autori antichi e i viaggiatori documentaristi ricordavano nelle loro opere le caratteristiche peculiari di questo territorio: Erodoto (Erodoto, Hist, IV, 199), con le sue parole testimonia una regione fertilissima e ‘dal cielo squarciato’, per il suo ricco regime di piovosità. Erodoto e Sinesio prima, e poi anche i viaggiatori Pacho e Della Cella, hanno segnalato la suggestione del salir dal mare su per le alture e passare attraverso chilometri di suggestivi resti della monumentale necropoli rupestre, a testimonianza dunque de forte “impatto scenografico” delle vestigia archeologiche che ancora oggi contraddistingue il sito.

La chora di Cirene:assetto territoriale e problemi di salvaguardia

Oliva Menozzi
;
Clara Tamburrino
;
Eugenio Di Valerio
2017

Abstract

La colonia greca di Cirene, fondata nel VII sec.a.C., è oggi un sito estremamente complesso, che esprime di per sé, con la sua monumentalità, la propria importanza nel panorama dei siti archeologici della Libia. L’area urbana della città antica, la vastissima necropoli e le monumentali aree santuariali extraurbane si intrecciano con la ‘Shahat moderna’ in un gioco di stratificazione culturale sincronica e diacronica e porta con sé una serie di problematiche di convivenza tra città antica e moderna. Il territorio della Cirenaica e delle ricche antiche città dello Jebel el Akhdar, cioè la ‘Montagna verde’ toponimo arabo dell’altopiano, presenta caratteristiche geomorfologiche del tutto diverse dal resto delle regioni nord africane, con paesaggi verdi e ricchi d’acqua, in particolare nei mesi invernali, con terra rossa che indica la fertilità del terreno ricco di ferro, caratteristiche che ricordano la morfologia di altre regioni del mediterraneo come la Grecia o Cipro. Essa è costituita da altopiani calcarei che raggiungono la massima altitudine di circa 700 m s.l.m., tagliati da profondi uidian, ancora ricchi d’acqua e rigogliosi di vegetazione. La città antica è posta sul gradone più alto, più verde e più fertile della ‘Montagna Verde’ dominando così le terrazze più basse che digradano verso il mare, fungendo, in antico come oggi, da imponente marker di riferimento per il territorio circostante. D’altronde già gli autori antichi e i viaggiatori documentaristi ricordavano nelle loro opere le caratteristiche peculiari di questo territorio: Erodoto (Erodoto, Hist, IV, 199), con le sue parole testimonia una regione fertilissima e ‘dal cielo squarciato’, per il suo ricco regime di piovosità. Erodoto e Sinesio prima, e poi anche i viaggiatori Pacho e Della Cella, hanno segnalato la suggestione del salir dal mare su per le alture e passare attraverso chilometri di suggestivi resti della monumentale necropoli rupestre, a testimonianza dunque de forte “impatto scenografico” delle vestigia archeologiche che ancora oggi contraddistingue il sito.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Menozzi-Tamburrino-DiAntonio-DiValerio-bz-03b-estr-atti-16.pdf

Solo gestori archivio

Tipologia: PDF editoriale
Dimensione 2.38 MB
Formato Adobe PDF
2.38 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri   Richiedi una copia

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11564/699174
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact