Le immagini rischiano l’omologazione. La facilità con cui possiamo acquisire, generare, riprodurre e comunicare immagini, insieme alle attuali tendenze del mercato interculturale (spesso destabilizzato dalla globalizzazione), im-pongono alla critica di settore continue riflessioni storico-tecnoculturali contro il rischio dell’omologazione. Per contribuire a contrastare gli usi impropri delle immagini, è necessario incrementare studi e ricerche in grado di elabo-rare criticamente lo stato dell’arte della Rappresentazione in toto – statuto trasversale di ogni progetto –, eviden-ziando anche le positività e le negatività offerte dalle rivoluzionarie conquiste dell’umanità. Nei suoi aspetti genera-li il tema è noto, ed è stato variamente trattato dalla critica che ha dibattuto tesi, opportunità e rischi ma, soprattutto in quei settori disciplinari dove “rappresentare significa conformare”, come per l’architettura, l’eccezionale energia potenziale contenuta nelle attuali tecnoculture post digitali impongono specifici approfondimenti culturali. Uno fra questi riguarda, appunto, il rischio dell’omologazione e dell’uso “improprio” del senso delle immagini di architettu-ra: documenti visivi che, fra il reale e il virtuale, fra l’ideale e l’utopico, inverano, in un contesto storico, il senso dell’abitare umano. L’antidoto all’omologazione delle immagini qui proposto è noto e consiste nell’ampliare e at-tualizzare la conoscenza storica del fenomeno: significa, in sintesi, decodificare, contestualizzare in un percorso storico e trasformare in conoscenza quel pervasivo flusso di immagini (informazioni) a cui siamo tutti continuamen-te sottoposti. Ecco perché, quando il disegno diventa documento, contro il rischio dell’omologazione delle imma-gini e di un loro uso conformativo, auspico più storia della rappresentazione!

When does the Image become a Document? More History of Representation for New Drawings

Maurizio Unali
2020

Abstract

Le immagini rischiano l’omologazione. La facilità con cui possiamo acquisire, generare, riprodurre e comunicare immagini, insieme alle attuali tendenze del mercato interculturale (spesso destabilizzato dalla globalizzazione), im-pongono alla critica di settore continue riflessioni storico-tecnoculturali contro il rischio dell’omologazione. Per contribuire a contrastare gli usi impropri delle immagini, è necessario incrementare studi e ricerche in grado di elabo-rare criticamente lo stato dell’arte della Rappresentazione in toto – statuto trasversale di ogni progetto –, eviden-ziando anche le positività e le negatività offerte dalle rivoluzionarie conquiste dell’umanità. Nei suoi aspetti genera-li il tema è noto, ed è stato variamente trattato dalla critica che ha dibattuto tesi, opportunità e rischi ma, soprattutto in quei settori disciplinari dove “rappresentare significa conformare”, come per l’architettura, l’eccezionale energia potenziale contenuta nelle attuali tecnoculture post digitali impongono specifici approfondimenti culturali. Uno fra questi riguarda, appunto, il rischio dell’omologazione e dell’uso “improprio” del senso delle immagini di architettu-ra: documenti visivi che, fra il reale e il virtuale, fra l’ideale e l’utopico, inverano, in un contesto storico, il senso dell’abitare umano. L’antidoto all’omologazione delle immagini qui proposto è noto e consiste nell’ampliare e at-tualizzare la conoscenza storica del fenomeno: significa, in sintesi, decodificare, contestualizzare in un percorso storico e trasformare in conoscenza quel pervasivo flusso di immagini (informazioni) a cui siamo tutti continuamen-te sottoposti. Ecco perché, quando il disegno diventa documento, contro il rischio dell’omologazione delle imma-gini e di un loro uso conformativo, auspico più storia della rappresentazione!
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