Il testo si propone di evidenziare, fin dal suo titolo, la profonda continuità riscontrata dall'autore nella produzione sociologica di Lazarsfeld (1904-1976), a cui invece è correntemente ascritto il contrario, nonché la compresenza costante di motivi speculativi, storici ed applicativi nella duplice versione della ricerca sul campo e dell'impegno per il cambiamento del consorzio civile. In effetti, dal resoconto delle sue origini familiari da una famiglia della media borghesia ebraica nella Grande Vienna della fine dell'impero asburgico, della sua formazione iniziale come matematico e de-gli interessi psicologici e pedagogici ben presto sviluppati militando nel partito socialdemocratico austriaco allora egemonizzato dal cosiddetto au-stromarxismo, delle sue prime rilevazioni concrete sino al successo internazionale ottenuto col volume su Marienthal (1933), quindi del sostan-ziale esilio americano dopo ll colpo di Stato del cancelliere Dolfuss e della sua prima grande analisi politologica, degli anni Cinquanta e degli albori dei Sessanta che con i numerosi progetti concepiti e condotti a termine nell'ambito del celebre BASR (Bureau of Applied Social Research) rappresentarono il culmine della sua influenza nel mondo della sociologia e dell'ultimo quindicennio della sua esistenza, in cui emersero o piutto-sto riapparvero istanze come la rivendicazione delle origini europee dell'indagine sociale empirica, l'assillo pragmatico e l'ideale sistematico, ri-sulta che i vari interessi descritti, anche se potenzialmente confliggenti fra loro e non sempre coltivati con la stessa coerenza e con un'identica ampiezza, si inseriscono in un quadro in linea di principio unitario, nel cui ambito nessuno spunto remoto può dirsi in fondo perso e che travalica di gran lunga la pur importante stima comune dell'illustre matematico, psicologo e sociologo austro-statunitense come il creatore del "linguaggio delle variabili" e di altri stratagemmi metodologici, oppure del giovane marxista passato nella sua maturità armi e bagagli al servizio del capitali-smo, per delineare una personalità molto ricca ed affascinante, anche sulla scorta del suo rapporto fondamentale con R.K.Merton ed in subordi-ne con altri studiosi del calibro di Adorno, Stouffer, Fromm o Boudon, che con lui collaborò efficacemente a diffonderne le idee nella cultura socio-logica francese.

Il bullone giusto ed il marxista in congedo. Paul F.Lazarsfeld tra ricerca empirica, sociologia strutturale e storicismo impegnato

Ricciuti Stefano
Primo
2021-01-01

Abstract

Il testo si propone di evidenziare, fin dal suo titolo, la profonda continuità riscontrata dall'autore nella produzione sociologica di Lazarsfeld (1904-1976), a cui invece è correntemente ascritto il contrario, nonché la compresenza costante di motivi speculativi, storici ed applicativi nella duplice versione della ricerca sul campo e dell'impegno per il cambiamento del consorzio civile. In effetti, dal resoconto delle sue origini familiari da una famiglia della media borghesia ebraica nella Grande Vienna della fine dell'impero asburgico, della sua formazione iniziale come matematico e de-gli interessi psicologici e pedagogici ben presto sviluppati militando nel partito socialdemocratico austriaco allora egemonizzato dal cosiddetto au-stromarxismo, delle sue prime rilevazioni concrete sino al successo internazionale ottenuto col volume su Marienthal (1933), quindi del sostan-ziale esilio americano dopo ll colpo di Stato del cancelliere Dolfuss e della sua prima grande analisi politologica, degli anni Cinquanta e degli albori dei Sessanta che con i numerosi progetti concepiti e condotti a termine nell'ambito del celebre BASR (Bureau of Applied Social Research) rappresentarono il culmine della sua influenza nel mondo della sociologia e dell'ultimo quindicennio della sua esistenza, in cui emersero o piutto-sto riapparvero istanze come la rivendicazione delle origini europee dell'indagine sociale empirica, l'assillo pragmatico e l'ideale sistematico, ri-sulta che i vari interessi descritti, anche se potenzialmente confliggenti fra loro e non sempre coltivati con la stessa coerenza e con un'identica ampiezza, si inseriscono in un quadro in linea di principio unitario, nel cui ambito nessuno spunto remoto può dirsi in fondo perso e che travalica di gran lunga la pur importante stima comune dell'illustre matematico, psicologo e sociologo austro-statunitense come il creatore del "linguaggio delle variabili" e di altri stratagemmi metodologici, oppure del giovane marxista passato nella sua maturità armi e bagagli al servizio del capitali-smo, per delineare una personalità molto ricca ed affascinante, anche sulla scorta del suo rapporto fondamentale con R.K.Merton ed in subordi-ne con altri studiosi del calibro di Adorno, Stouffer, Fromm o Boudon, che con lui collaborò efficacemente a diffonderne le idee nella cultura socio-logica francese.
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