Nel saggio Rivoluzione recuperante ed esigenza di revisione della sinistra. Cosa significa socialismo oggi? (1990) Habermas si chiedeva se a seguito del disfacimento dell’Unione sovietica e dei regimi comunisti nell’Europa centroorientale, gli intellettuali e i partiti europei ascrivibili alla cultura politica socialista avessero davvero “fatto i conti con il passato”. Nella riflessione politica solo due decenni fa si trattava di comprendere «cosa significa la bancarotta del socialismo di stato per le idee e per i movimenti politici radicati nel XIX secolo, che cosa significa per l’eredità teorica della sinistra europea occidentale?». Suo giudizio, la sinistra “non comunista” non aveva particolari motivi per “cospargersi il capo di cenere” ma neppure poteva “far finta che non sia successo nulla” e che quell’esperienza con fosse parte della sua storia. La fine di quel “duello a sinistra” che segnò la politica europea del ’900 ha lasciato aperto il problema se la “tensione ideale” del socialismo – «l’intuizione normativa di una vita comunitaria non violenta, che consente un’autonomia e un’autorealizzazione individuali non al prezzo ma sulla base della solidarietà e della giustizia» – possa e in che modo conciliarsi oggi con la realtà sociale che gli si contrappone. Due decenni ci separano da quelle riflessioni ma la domanda è rimasta ancora attuale nella cultura socialista semplicemente rinfrescata nel lessico blairiano dalla “terza via”. Le considerazioni normative e le ricerche sociologiche di Habermas si possono intendere complessivamente, per il nesso tra teoria sociale e prassi di vita, come il tentativo di mantenere vitali nell’opinione pubblica i principi e le politiche della socialdemocrazia di fronte ai vecchi problemi e alle sfide della globalizzazione e del nuovo ordine mondiale. Il richiamo alla “capacità di interpretazione della realtà” è da sempre la precondizione per non riconsegnare quella “intuizione normativa” alle “melodie del socialismo etico”. In quel saggio, però, egli delineava il quadro teorico e i valori a cui non si può rinunciare.

Breve nota su “Cosa significa socialismo oggi?”

CORCHIA LUCA
2010

Abstract

Nel saggio Rivoluzione recuperante ed esigenza di revisione della sinistra. Cosa significa socialismo oggi? (1990) Habermas si chiedeva se a seguito del disfacimento dell’Unione sovietica e dei regimi comunisti nell’Europa centroorientale, gli intellettuali e i partiti europei ascrivibili alla cultura politica socialista avessero davvero “fatto i conti con il passato”. Nella riflessione politica solo due decenni fa si trattava di comprendere «cosa significa la bancarotta del socialismo di stato per le idee e per i movimenti politici radicati nel XIX secolo, che cosa significa per l’eredità teorica della sinistra europea occidentale?». Suo giudizio, la sinistra “non comunista” non aveva particolari motivi per “cospargersi il capo di cenere” ma neppure poteva “far finta che non sia successo nulla” e che quell’esperienza con fosse parte della sua storia. La fine di quel “duello a sinistra” che segnò la politica europea del ’900 ha lasciato aperto il problema se la “tensione ideale” del socialismo – «l’intuizione normativa di una vita comunitaria non violenta, che consente un’autonomia e un’autorealizzazione individuali non al prezzo ma sulla base della solidarietà e della giustizia» – possa e in che modo conciliarsi oggi con la realtà sociale che gli si contrappone. Due decenni ci separano da quelle riflessioni ma la domanda è rimasta ancora attuale nella cultura socialista semplicemente rinfrescata nel lessico blairiano dalla “terza via”. Le considerazioni normative e le ricerche sociologiche di Habermas si possono intendere complessivamente, per il nesso tra teoria sociale e prassi di vita, come il tentativo di mantenere vitali nell’opinione pubblica i principi e le politiche della socialdemocrazia di fronte ai vecchi problemi e alle sfide della globalizzazione e del nuovo ordine mondiale. Il richiamo alla “capacità di interpretazione della realtà” è da sempre la precondizione per non riconsegnare quella “intuizione normativa” alle “melodie del socialismo etico”. In quel saggio, però, egli delineava il quadro teorico e i valori a cui non si può rinunciare.
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