Le provvidenze per la ricostruzione messe in campo all’indomani del terremoto costituiscono ancora oggi occasione di dibattito nel contesto nazionale e regionale, anche per la oggettiva difficoltà di approntare metodologie di intervento compatibili con l’articolata e complessa identità locale. L’attività di ricostruzione subito avviata, pur contraddistinta per metodi, tempi, scelte e risvolti sociali, estremamente differenti rispetto alle aree coinvolte, si fonda sostanzialmente sul tema della sicurezza, con precauzioni talvolta eccessive che hanno condotto a provvedimenti ostili alla tutela di quel che si era salvato. In questo contesto, prima le messe in sicurezza, indispensabili ma spesso poco attente agli impaginati dei manufatti architettonici, poi gli interventi di consolidamento e miglioramento sismico, hanno riservato poca cura al trattamento delle superfici, soprattutto esterne. Si tratta di elementi fragili già sottoposti al naturale degrado, accelerato dall’inquinamento, dalla mancata manutenzione complessiva dei corpi di fabbrica, da malintesi restauri, che nel tempo hanno condotto alla riduzione progressiva dei paramenti antichi. La disamina di diversi casi di studio, nella città dell’Aquila, così come nei centri minori del cratere, consentirà di inquadrare il tema del trattamento delle superfici in quello più generale della ricostruzione aquilana che rappresenta una delle prove decisive per la cultura della conservazione e del restauro in Italia.
Malte e finiture in Abruzzo nei restauri dopo il terremoto del 2009: contributi per un bilancio
claudio Varagnoli
;verazzo clara
2022-01-01
Abstract
Le provvidenze per la ricostruzione messe in campo all’indomani del terremoto costituiscono ancora oggi occasione di dibattito nel contesto nazionale e regionale, anche per la oggettiva difficoltà di approntare metodologie di intervento compatibili con l’articolata e complessa identità locale. L’attività di ricostruzione subito avviata, pur contraddistinta per metodi, tempi, scelte e risvolti sociali, estremamente differenti rispetto alle aree coinvolte, si fonda sostanzialmente sul tema della sicurezza, con precauzioni talvolta eccessive che hanno condotto a provvedimenti ostili alla tutela di quel che si era salvato. In questo contesto, prima le messe in sicurezza, indispensabili ma spesso poco attente agli impaginati dei manufatti architettonici, poi gli interventi di consolidamento e miglioramento sismico, hanno riservato poca cura al trattamento delle superfici, soprattutto esterne. Si tratta di elementi fragili già sottoposti al naturale degrado, accelerato dall’inquinamento, dalla mancata manutenzione complessiva dei corpi di fabbrica, da malintesi restauri, che nel tempo hanno condotto alla riduzione progressiva dei paramenti antichi. La disamina di diversi casi di studio, nella città dell’Aquila, così come nei centri minori del cratere, consentirà di inquadrare il tema del trattamento delle superfici in quello più generale della ricostruzione aquilana che rappresenta una delle prove decisive per la cultura della conservazione e del restauro in Italia.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


