Nel presente studio sono analizzate tracce e persistenze nella cultura serba di inizio Ottocento dell’alfabeto glagolitico, la cui rinascita si deve presumibilmente all’arcivescovo di Zara Matteo Karaman (1700-1771), autore di un abbecedario (Bukvar slavenskij 1739/53), redatto in glagolitico e con testo in cirillico a fronte, ripreso in seguito da un collaboratore di Dositej Obradović, il filologo e scrittore Pavle Solarić (1779-1821) originario della Croazia. Se la decisione di Solarić di dare maggior risalto al glagolitico nel suo Bukvar trilingue (1812) è in stretta connessione con la questione della lingua illirica e delle sue versioni «litterale» e «parlante» (questione di cui Karaman fu un forte animatore), si coglie anche, da parte sua, il desiderio di confermare, attraverso tali studi, la comune origine dei popoli slavi e in particolare della loro lingua.
L’alfabeto di san Girolamo tra Karaman (1739) e Solaric (1812)
Lazarevic Di Giacomo, Persida
2023-01-01
Abstract
Nel presente studio sono analizzate tracce e persistenze nella cultura serba di inizio Ottocento dell’alfabeto glagolitico, la cui rinascita si deve presumibilmente all’arcivescovo di Zara Matteo Karaman (1700-1771), autore di un abbecedario (Bukvar slavenskij 1739/53), redatto in glagolitico e con testo in cirillico a fronte, ripreso in seguito da un collaboratore di Dositej Obradović, il filologo e scrittore Pavle Solarić (1779-1821) originario della Croazia. Se la decisione di Solarić di dare maggior risalto al glagolitico nel suo Bukvar trilingue (1812) è in stretta connessione con la questione della lingua illirica e delle sue versioni «litterale» e «parlante» (questione di cui Karaman fu un forte animatore), si coglie anche, da parte sua, il desiderio di confermare, attraverso tali studi, la comune origine dei popoli slavi e in particolare della loro lingua.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


