I “Grand’attori” italiani, specialisti nella tragedia a tema storico, beniamini del pubblico persino intercontinentale, ormai imprenditori, nella seconda metà del XIX secolo diventano tema prediletto di volumi biografici ed autobiografici che ne celebrano l’immagine, le magistrali interpretazioni e le straordinarie tournée intercontinentali: autentiche gesta ecumeniche. Raccontati da “altre penne”, appaiono in bilico tra agiografia e tendenze più composte, per cui è interessante il confronto tra la due biografie, di Adelaide Ristori e di Ernesto Rossi, scritte a Parigi nel 1855 dal giornalista e poligrafo toscano fuoriuscito Enrico Montazio, ove l’approccio con la differenza di genere determina l’idealizzazione acritica del soggetto femminile a fronte della più realistica e a tratti meno lusinghiera rappresentazione di quello maschile; inoltre, sullo sfondo dei due ritratti d’attore, molte dinamiche sottese al sofisticato sistema teatrale si rendono chiare. Nella seconda metà del secolo, peraltro il palcoscenico italiano stava assistendo alla diffusione progressiva (per quel che attiene il versante tecnico) di manuali di istruzioni, spesso illustrati, sul tema del “porgere”, redatti dai maggiori attori coevi; mentre, per quanto riguarda la precisa volontà di autopromozione della fama, quegli stessi attori diedero impulso, anche dietro sprone degli editori, al moltiplicarsi delle “narrazioni di sé”.
Scritture (auto)biografiche sulla scena del XIX secolo
Luciana Pasquini
2024-01-01
Abstract
I “Grand’attori” italiani, specialisti nella tragedia a tema storico, beniamini del pubblico persino intercontinentale, ormai imprenditori, nella seconda metà del XIX secolo diventano tema prediletto di volumi biografici ed autobiografici che ne celebrano l’immagine, le magistrali interpretazioni e le straordinarie tournée intercontinentali: autentiche gesta ecumeniche. Raccontati da “altre penne”, appaiono in bilico tra agiografia e tendenze più composte, per cui è interessante il confronto tra la due biografie, di Adelaide Ristori e di Ernesto Rossi, scritte a Parigi nel 1855 dal giornalista e poligrafo toscano fuoriuscito Enrico Montazio, ove l’approccio con la differenza di genere determina l’idealizzazione acritica del soggetto femminile a fronte della più realistica e a tratti meno lusinghiera rappresentazione di quello maschile; inoltre, sullo sfondo dei due ritratti d’attore, molte dinamiche sottese al sofisticato sistema teatrale si rendono chiare. Nella seconda metà del secolo, peraltro il palcoscenico italiano stava assistendo alla diffusione progressiva (per quel che attiene il versante tecnico) di manuali di istruzioni, spesso illustrati, sul tema del “porgere”, redatti dai maggiori attori coevi; mentre, per quanto riguarda la precisa volontà di autopromozione della fama, quegli stessi attori diedero impulso, anche dietro sprone degli editori, al moltiplicarsi delle “narrazioni di sé”.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


