La popolazione che vive a Gibilterra è caratterizzata senza dubbio dall’eterogeneità: il territorio può essere considerato un crogiolo di popolazioni con differenti background culturali che si sono stabilite e stanziate nel corso dei secoli per inseguire interessi di matrice militare, commerciali o di affari. Non per tanto il monumento che si trova all’ingresso della piccola Penisola, dopo i controlli alla frontiera e dopo aver attraversato la pista dell’aeroporto, reca in sé la scritta Gibraltar – cradle of history e rappresenta le popolazioni che si sono succedute nel corso dei secoli sul territorio: l’uomo di Neanderthal, i Fenici, i Romani e le Colonne d’Ercole ed i Mori. Conseguentemente anche il repertorio linguistico gibilterrino ha una fisionomia piuttosto variegata: oltre all’inglese, che rappresenta la lingua ufficiale del territorio, si parlano lo spagnolo (per ragioni legate alla prossimità geografica, e non solo) e altre lingue minoritarie, come l’ebraico, l’arabo, l’italiano e il portoghese per motivi di carattere migratorio. L’interesse per il contesto sociolinguistico di Gibilterra ha a che vedere con quello che S. Dal Negro e G. Iannaccaro definiscono approccio ecologico, vale a dire analizzare ed approfondire non solo la lingua che gode lo status di ufficialità in una data comunità linguistica, ma anche e soprattutto gli altri elementi della struttura del repertorio che la caratterizzano. Era necessario dare avvio al presente lavoro con una buona cornice teorica sulla commutazione di codice e sull’analisi degli atteggiamenti linguistici, in modo tale da applicare tale metodologia ad un contesto sociolinguisticamente e culturalmente interessante come quello di Gibilterra. Segue poi un’estesa disamina del profilo storico, del profilo etnico-geografico e di quello sociolinguistico: studiare gli atteggiamenti linguistici di una comunità come quella della Rocca presuppone approfondire il passato ed il presente per poter fare ipotesi sul suo futuro.

Situazione linguistica a Gibilterra. Due casi studio a confronto

Claudia Colantonio
2020-01-01

Abstract

La popolazione che vive a Gibilterra è caratterizzata senza dubbio dall’eterogeneità: il territorio può essere considerato un crogiolo di popolazioni con differenti background culturali che si sono stabilite e stanziate nel corso dei secoli per inseguire interessi di matrice militare, commerciali o di affari. Non per tanto il monumento che si trova all’ingresso della piccola Penisola, dopo i controlli alla frontiera e dopo aver attraversato la pista dell’aeroporto, reca in sé la scritta Gibraltar – cradle of history e rappresenta le popolazioni che si sono succedute nel corso dei secoli sul territorio: l’uomo di Neanderthal, i Fenici, i Romani e le Colonne d’Ercole ed i Mori. Conseguentemente anche il repertorio linguistico gibilterrino ha una fisionomia piuttosto variegata: oltre all’inglese, che rappresenta la lingua ufficiale del territorio, si parlano lo spagnolo (per ragioni legate alla prossimità geografica, e non solo) e altre lingue minoritarie, come l’ebraico, l’arabo, l’italiano e il portoghese per motivi di carattere migratorio. L’interesse per il contesto sociolinguistico di Gibilterra ha a che vedere con quello che S. Dal Negro e G. Iannaccaro definiscono approccio ecologico, vale a dire analizzare ed approfondire non solo la lingua che gode lo status di ufficialità in una data comunità linguistica, ma anche e soprattutto gli altri elementi della struttura del repertorio che la caratterizzano. Era necessario dare avvio al presente lavoro con una buona cornice teorica sulla commutazione di codice e sull’analisi degli atteggiamenti linguistici, in modo tale da applicare tale metodologia ad un contesto sociolinguisticamente e culturalmente interessante come quello di Gibilterra. Segue poi un’estesa disamina del profilo storico, del profilo etnico-geografico e di quello sociolinguistico: studiare gli atteggiamenti linguistici di una comunità come quella della Rocca presuppone approfondire il passato ed il presente per poter fare ipotesi sul suo futuro.
2020
978-88-3383-141-1
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