L'articolo esamina una traduzione eseguita da Italo Calvino nell’estate del 1985, quella del Chant du Styrène di Raymond Queneau. La poesia, una sorta di appendice alla Petite cosmogonie portative dello stesso Queneau (1950), era stata composta nel 1957 su invito della Péchiney, azienda chimica che aveva incaricato il regista Alain Resnais di girare un cortometraggio sul ciclo di lavorazione della plastica, del quale la poesia costituisce il commento. Anche Calvino, che si giova della consulenza terminologica di Primo Levi, lavora su commissione: era stato il Progetto Cultura della Montedison a mettersi in contatto con l’editore Scheiwiller per una plaquette che desse in versione italiana La canzone del polistirene (la accompagnerà un’acquaforte di Fausto Melotti). Ciò che qui si vuole evidenziare è la libertà con cui Calvino interviene su alcuni passaggi del testo di Queneau, marcando con particolare insistenza la destinazione commerciale del prodotto in plastica. Le ragioni di tale scelta vanno probabilmente ricercate, questa è la tesi, in una riflessione di Calvino su quella che gli antropologi chiamano “cultura materiale”, ossia la reciproca relazione tra l’essere umano e gli oggetti da lui prodotti. «Far parlare la plastica» è del resto l’ambizione che Calvino esplicita anche nella lezione dedicata alla Molteplicità, scritta proprio in quelle settimane, nel segno di una peculiare continuità tra mondo minerale, vegetale e animale.
"Far parlare la plastica". Il polistirene di Calvino tra cinema, industria e antropologia
Savio Davide
2025-01-01
Abstract
L'articolo esamina una traduzione eseguita da Italo Calvino nell’estate del 1985, quella del Chant du Styrène di Raymond Queneau. La poesia, una sorta di appendice alla Petite cosmogonie portative dello stesso Queneau (1950), era stata composta nel 1957 su invito della Péchiney, azienda chimica che aveva incaricato il regista Alain Resnais di girare un cortometraggio sul ciclo di lavorazione della plastica, del quale la poesia costituisce il commento. Anche Calvino, che si giova della consulenza terminologica di Primo Levi, lavora su commissione: era stato il Progetto Cultura della Montedison a mettersi in contatto con l’editore Scheiwiller per una plaquette che desse in versione italiana La canzone del polistirene (la accompagnerà un’acquaforte di Fausto Melotti). Ciò che qui si vuole evidenziare è la libertà con cui Calvino interviene su alcuni passaggi del testo di Queneau, marcando con particolare insistenza la destinazione commerciale del prodotto in plastica. Le ragioni di tale scelta vanno probabilmente ricercate, questa è la tesi, in una riflessione di Calvino su quella che gli antropologi chiamano “cultura materiale”, ossia la reciproca relazione tra l’essere umano e gli oggetti da lui prodotti. «Far parlare la plastica» è del resto l’ambizione che Calvino esplicita anche nella lezione dedicata alla Molteplicità, scritta proprio in quelle settimane, nel segno di una peculiare continuità tra mondo minerale, vegetale e animale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


