Il saggio approfondisce le caratteristiche grafiche delle scritture a sgraffio tracciate, in epoca moderna, da individui che si trovavano in condizioni più o meno prolungate di restrizione della libertà personale. L’esame dei casi presentati mette in luce l’ampia varietà delle competenze grafiche dei carcerati che, tra i primi secoli dell’età moderna, realizzano graffiti in diverse località italiane. Si incontrano, da un lato, forme di scrittura comuni e “popolari”, talvolta percepite come eccentriche rispetto ai consueti criteri cronologici adottati dai manuali di paleografia – come accade con la mercantesca di Fabio Laurifice di Modica. Dall’altro, emergono grafie fortemente personali, come quelle di Prospero da Foligno e Benedetto Spina da Capranica, fino ad arrivare a esiti di livello colto e professionale, ben rappresentati da Francesco D’Avenia, giudice palermitano. Nel loro insieme, tali scritture riflettono i diversi gradi di alfabetizzazione che caratterizzano una parte significativa della popolazione capace di leggere e scrivere tra XVI e XVII secolo. Si tratta, in ogni caso, di grafie legate all’uso quotidiano — quella che Luigi Schiaparelli ha definito “scrittura giornaliera” — le quali testimoniano l’ampliamento delle categorie sociali coinvolte nei processi di apprendimento della scrittura. I graffiti permettono così di osservare nel loro divenire storico le trasformazioni delle pratiche scrittorie all’interno delle dinamiche politiche e delle strutture burocrico-amministrative che, come già avvenuto nei secoli finali dell’Impero romano, hanno avuto un ruolo decisivo nell’evoluzione della scrittura in età moderna.
I graffiti carcerari come fonte per la storia della cultura scritta. Alcuni esempi
Simone Allegria
Primo
2025-01-01
Abstract
Il saggio approfondisce le caratteristiche grafiche delle scritture a sgraffio tracciate, in epoca moderna, da individui che si trovavano in condizioni più o meno prolungate di restrizione della libertà personale. L’esame dei casi presentati mette in luce l’ampia varietà delle competenze grafiche dei carcerati che, tra i primi secoli dell’età moderna, realizzano graffiti in diverse località italiane. Si incontrano, da un lato, forme di scrittura comuni e “popolari”, talvolta percepite come eccentriche rispetto ai consueti criteri cronologici adottati dai manuali di paleografia – come accade con la mercantesca di Fabio Laurifice di Modica. Dall’altro, emergono grafie fortemente personali, come quelle di Prospero da Foligno e Benedetto Spina da Capranica, fino ad arrivare a esiti di livello colto e professionale, ben rappresentati da Francesco D’Avenia, giudice palermitano. Nel loro insieme, tali scritture riflettono i diversi gradi di alfabetizzazione che caratterizzano una parte significativa della popolazione capace di leggere e scrivere tra XVI e XVII secolo. Si tratta, in ogni caso, di grafie legate all’uso quotidiano — quella che Luigi Schiaparelli ha definito “scrittura giornaliera” — le quali testimoniano l’ampliamento delle categorie sociali coinvolte nei processi di apprendimento della scrittura. I graffiti permettono così di osservare nel loro divenire storico le trasformazioni delle pratiche scrittorie all’interno delle dinamiche politiche e delle strutture burocrico-amministrative che, come già avvenuto nei secoli finali dell’Impero romano, hanno avuto un ruolo decisivo nell’evoluzione della scrittura in età moderna.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


