Nel secolo scorso si è aperta una sorta di frattura in quella che era l’interpretazione dominante del pensiero di Locke, secondo la quale la sua visione della natura umana – e quella, strettamente connessa, dell’ordine sociale – sarebbero state solo inizialmente influenzate da Hobbes. Secondo quella interpretazione, mentre negli scritti giovanili1 Locke concorderebbe con l’autore del Leviatano riguardo all’impossibilità di una pacifica coesistenza tra individui non soggetti ad un sovrano assoluto, nel Secondo trattato sul governo le competenze razionali dei singoli, e dunque la loro capacità di discernere e seguire i comandi della legge di natura, sarebbero per lui sufficienti ad assicurare il buon funzionamento della società senza ricorrere all’autorità del magistrato. Leo Strauss è stato il primo a criticare questa interpretazione nel suo libro Natural Right and History3. Benché lo stato di natura lockiano sia in apparenza meno ferino di quello di Hobbes, esso sarebbe ugualmente precario e brutale, per Strauss, perché la legge di natura sarebbe priva di sanzioni terrene. Di conseguenza, essa non avrebbe valore di legge. Locke sarebbe consapevole di questo, ma fingerebbe di credere il contrario per rendere la sua teoria più accattivante di quella di Hobbes. La sua posizione sarebbe dunque perfettamente in linea con quella hobbesiana riguardo alla legge di natura, che verrebbe invocata nel Secondo trattato unicamente per legittimare il potere del magistrato...

La natura dell'uomo nell'opera di John Locke

Giuliana Di Biase
2026-01-01

Abstract

Nel secolo scorso si è aperta una sorta di frattura in quella che era l’interpretazione dominante del pensiero di Locke, secondo la quale la sua visione della natura umana – e quella, strettamente connessa, dell’ordine sociale – sarebbero state solo inizialmente influenzate da Hobbes. Secondo quella interpretazione, mentre negli scritti giovanili1 Locke concorderebbe con l’autore del Leviatano riguardo all’impossibilità di una pacifica coesistenza tra individui non soggetti ad un sovrano assoluto, nel Secondo trattato sul governo le competenze razionali dei singoli, e dunque la loro capacità di discernere e seguire i comandi della legge di natura, sarebbero per lui sufficienti ad assicurare il buon funzionamento della società senza ricorrere all’autorità del magistrato. Leo Strauss è stato il primo a criticare questa interpretazione nel suo libro Natural Right and History3. Benché lo stato di natura lockiano sia in apparenza meno ferino di quello di Hobbes, esso sarebbe ugualmente precario e brutale, per Strauss, perché la legge di natura sarebbe priva di sanzioni terrene. Di conseguenza, essa non avrebbe valore di legge. Locke sarebbe consapevole di questo, ma fingerebbe di credere il contrario per rendere la sua teoria più accattivante di quella di Hobbes. La sua posizione sarebbe dunque perfettamente in linea con quella hobbesiana riguardo alla legge di natura, che verrebbe invocata nel Secondo trattato unicamente per legittimare il potere del magistrato...
2026
9791222326788
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11564/871834
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