La questione ambientale, pressante ormai da tanti punti di vista, ha co- stretto a ripensare il rapporto dell’essere umano con l’ambiente, inteso sia nella sua dimensione unitaria quanto nelle sue componenti. Ciò, se da un lato ha condotto a mettere in dubbio un approccio troppo centrato sul sog- getto umano, dall’altro ha indotto a espandere progressivamente il “cer- chio” di coloro a cui riconoscere, in qualche misura, uno statuto morale, coinvolgendo prima le scimmie antropomorfe, poi i mammiferi superiori e a seguire le diverse forme di vita, nelle loro varie articolazioni. Tale espan- sione induce una riflessione di ordine ontologico, epistemologico ed etico. Andando oltra una dimensione puramente antropocentrica, essa solleva problemi di “limite”, sollecitando una riflessione importante sull’organico in generale e, per la prima volta forse in modo così significativo, sulla sfera vegetale, delle piante. L’idea di una “liberazione vegetale”, sulla scia di quella “animale” anticipata da Peter Singer nel 1975, supera il tono della pura provocazione, diventando un tema filosofico di primaria importanza. Questa rinnovata attenzione costringe – come di recente è stato fatto per esseri umani e animali – a indagare lo specifico della pianta, nel suo rap- porto di identità e differenza rispetto al regno animale, e nella sua specifici- tà; azione che già in parte era stata sollecitata dall’antropologia filosofica di inizio Novecento e dall’etologia. In particolare, appare significativa la ten- denza a riconoscere, anche alla sfera vegetale, una forma di agency, di au- tonomia (secondo alcuni anche di soggettività), che assume inevitabilmen- te contorni differenti rispetto a quelli normalmente riconosciuti all’essere umano e all’animale. Sulla base di una consistente produzione scientifica – in parte ancora al vaglio della comunità – è parso indispensabile procedere a una riflessione più accurata, la quale da un lato esplora l’intelligenza delle piante, così come da più parti è stata tematizzata (Paco Calvo, Edoardo Kohn, Stefano Mancuso, Fritjof Capra, Monica Gagliano ecc.), e dunque le capacità cognitive dei vegetali, che i dati empirici sempre più consistenti sembrano confermare
FROM “PLANT BLINDNESS” TO THE “PLANT REVOLUTION” Rethinking the Human-Plant Relationship
Oreste Tolone
2025-01-01
Abstract
La questione ambientale, pressante ormai da tanti punti di vista, ha co- stretto a ripensare il rapporto dell’essere umano con l’ambiente, inteso sia nella sua dimensione unitaria quanto nelle sue componenti. Ciò, se da un lato ha condotto a mettere in dubbio un approccio troppo centrato sul sog- getto umano, dall’altro ha indotto a espandere progressivamente il “cer- chio” di coloro a cui riconoscere, in qualche misura, uno statuto morale, coinvolgendo prima le scimmie antropomorfe, poi i mammiferi superiori e a seguire le diverse forme di vita, nelle loro varie articolazioni. Tale espan- sione induce una riflessione di ordine ontologico, epistemologico ed etico. Andando oltra una dimensione puramente antropocentrica, essa solleva problemi di “limite”, sollecitando una riflessione importante sull’organico in generale e, per la prima volta forse in modo così significativo, sulla sfera vegetale, delle piante. L’idea di una “liberazione vegetale”, sulla scia di quella “animale” anticipata da Peter Singer nel 1975, supera il tono della pura provocazione, diventando un tema filosofico di primaria importanza. Questa rinnovata attenzione costringe – come di recente è stato fatto per esseri umani e animali – a indagare lo specifico della pianta, nel suo rap- porto di identità e differenza rispetto al regno animale, e nella sua specifici- tà; azione che già in parte era stata sollecitata dall’antropologia filosofica di inizio Novecento e dall’etologia. In particolare, appare significativa la ten- denza a riconoscere, anche alla sfera vegetale, una forma di agency, di au- tonomia (secondo alcuni anche di soggettività), che assume inevitabilmen- te contorni differenti rispetto a quelli normalmente riconosciuti all’essere umano e all’animale. Sulla base di una consistente produzione scientifica – in parte ancora al vaglio della comunità – è parso indispensabile procedere a una riflessione più accurata, la quale da un lato esplora l’intelligenza delle piante, così come da più parti è stata tematizzata (Paco Calvo, Edoardo Kohn, Stefano Mancuso, Fritjof Capra, Monica Gagliano ecc.), e dunque le capacità cognitive dei vegetali, che i dati empirici sempre più consistenti sembrano confermareI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


