L’opera pirandelliana è letteralmente pervasa di fantasmi: dalla produzione novellistica a quella teatrale, sino ai romanzi, alle poesie e finanche agli scritti critici e all’epistolario, spettri, ombre, spiriti, apparenze, allucinazioni, larve e fantasime infestano lo spazio della scrittura, instaurando un regime ora fantastico, ora perturbante e soprannaturale, ma sempre oscillante tra realtà e finzione. La frequente occorrenza di queste presenze è motivata da una naturale predisposizione dell’agrigentino al rivolgimento interiore, già in gioventù esitato in malessere esistenziale, dal retroterra magico e folklorico della sua terra natia e da influenze culturali di varia natura, collocabili tra Otto e Novecento e afferenti il campo esoterico, pseudoscientifico e psicopatologico. Il contributo sarà volto ad approfondire le fonti operanti nella definizione del fantasma pirandelliano e contestualmente a disvelarne tipologie e scopi artistici, tutti propedeutici al perfezionamento estetico della teoria del personaggio autonomo, nei "Giganti della montagna" collocata su un piano ultramondano e trascendente. Il Mago Cotrone illustra infatti così l’attività mitopoietica dei suoi Scalognati: «Noi facciamo […] dei nostri corpi, fantasmi […]. I fantasmi... non c'è mica bisogno d'andarli a cercare lontano: basta farli uscire da noi stessi».
«Non un’ombra, uno spettro!». Il fantasma nelle novelle di Luigi Pirandello
Domenico Tenerelli
2022-01-01
Abstract
L’opera pirandelliana è letteralmente pervasa di fantasmi: dalla produzione novellistica a quella teatrale, sino ai romanzi, alle poesie e finanche agli scritti critici e all’epistolario, spettri, ombre, spiriti, apparenze, allucinazioni, larve e fantasime infestano lo spazio della scrittura, instaurando un regime ora fantastico, ora perturbante e soprannaturale, ma sempre oscillante tra realtà e finzione. La frequente occorrenza di queste presenze è motivata da una naturale predisposizione dell’agrigentino al rivolgimento interiore, già in gioventù esitato in malessere esistenziale, dal retroterra magico e folklorico della sua terra natia e da influenze culturali di varia natura, collocabili tra Otto e Novecento e afferenti il campo esoterico, pseudoscientifico e psicopatologico. Il contributo sarà volto ad approfondire le fonti operanti nella definizione del fantasma pirandelliano e contestualmente a disvelarne tipologie e scopi artistici, tutti propedeutici al perfezionamento estetico della teoria del personaggio autonomo, nei "Giganti della montagna" collocata su un piano ultramondano e trascendente. Il Mago Cotrone illustra infatti così l’attività mitopoietica dei suoi Scalognati: «Noi facciamo […] dei nostri corpi, fantasmi […]. I fantasmi... non c'è mica bisogno d'andarli a cercare lontano: basta farli uscire da noi stessi».I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


