Nella costruzione del quadro teorico di sfondo del progetto trials, il concetto bouncing forward compare tra le parole chiave centrali, da indagare alla luce delle evoluzioni che, negli ultimi decenni, hanno interessato le politiche rivolte alla gestione delle emergenze e alla ricostruzione post-disastro. Il consolidarsi della policrisi, intesa come intreccio sistemico di crisi economiche, ambientali, sanitarie e sociali, ha progressivamente messo in discussione l’idea di emergenza come fase eccezionale e temporanea, rivelandone invece il potenziale come momento di apprendimento e innovazione. In questa prospettiva, gli stati di crisi non rappresentano più soltanto situazioni da superare per tornare rapidamente alla normalità, ma si configurano come occasioni per attivare processi di trasformazione strutturale e per affrontare criticità croniche, allo scopo di ridurre vulnerabilità sistemiche e promuovere nuovi modelli di sviluppo sostenibile. Secondo questa visione, gli stati di emergenza hanno condotto alla definizione di strategie, iniziative e politiche rivolte al miglioramento più che al ripristino delle condizioni ex ante. Il concetto di bouncing forward introduce quindi un approccio proattivo e trasformativo, distinguendosi dall’approccio bouncing back, fondato sul ripristino delle condizioni ex ante. In questa logica, il recupero non è inteso come ritorno allo stato precedente, ma come avanzamento verso una condizione migliorata, in grado di incorporare le lezioni apprese dalla crisi per giungere a sistemi più flessibili, adattivi e inclusivi. La crisi diventa così un catalizzatore di cambiamento e uno spazio di sperimentazione di nuove forme di governance, pianificazione e cooperazione territoriale. Durante la fase di revisione della letteratura incentrata sul concetto di bouncing forward è stata ricostruita la sua genealogia teorica, evidenziandone la diffusione nei settori ambientale, urbano e sociale in una visione integrata della resilienza, * Donatella Radogna e Massimo Angrilli sono autori dell’Introduzione; Maria Chiara Capasso del par. 3.1 e, con Luciana Mastrolonardo, del 3.3; Giulia Candeloro del par. 3.2. 38 dopo il terremoto fondata sulla interconnessione tra dimensioni ecologiche, spaziali e umane. Il concetto viene quindi collocato lungo una traiettoria evolutiva che include anche le nozioni di bouncing back, bouncing back better e leaping forward, passando da un approccio difensivo a uno trasformativo e innovativo, orientato a usare la crisi come leva di apprendimento e di cambiamento. Infine, l’analisi dei riferimenti operativi proposti da un-Habitat, unisdr e uclg ha mostrato come il bouncing forward possa tradursi in pratiche di pianificazione adattiva e inclusiva, orientate alla sostenibilità, alla partecipazione e alla giustizia territoriale. Il capitolo si propone di costruire un ponte tra teoria e operatività, restituendo al concetto di bouncing forward una valenza complessa e dinamica: da una parte come chiave interpretativa per leggere la resilienza in un’ottica evolutiva, dall’altra come orientamento per pratiche di rigenerazione territoriale, che guarda alle crisi non solo come eventi da gestire, ma come occasioni per ripensare in chiave progettuale le relazioni tra ambiente e società.

L’approccio bouncing forward

Maria Chiara Capasso
;
Giulia Candeloro
;
Luciana Mastrolonardo
;
Massimo Angrilli
;
Donatella Radogna.
In corso di stampa

Abstract

Nella costruzione del quadro teorico di sfondo del progetto trials, il concetto bouncing forward compare tra le parole chiave centrali, da indagare alla luce delle evoluzioni che, negli ultimi decenni, hanno interessato le politiche rivolte alla gestione delle emergenze e alla ricostruzione post-disastro. Il consolidarsi della policrisi, intesa come intreccio sistemico di crisi economiche, ambientali, sanitarie e sociali, ha progressivamente messo in discussione l’idea di emergenza come fase eccezionale e temporanea, rivelandone invece il potenziale come momento di apprendimento e innovazione. In questa prospettiva, gli stati di crisi non rappresentano più soltanto situazioni da superare per tornare rapidamente alla normalità, ma si configurano come occasioni per attivare processi di trasformazione strutturale e per affrontare criticità croniche, allo scopo di ridurre vulnerabilità sistemiche e promuovere nuovi modelli di sviluppo sostenibile. Secondo questa visione, gli stati di emergenza hanno condotto alla definizione di strategie, iniziative e politiche rivolte al miglioramento più che al ripristino delle condizioni ex ante. Il concetto di bouncing forward introduce quindi un approccio proattivo e trasformativo, distinguendosi dall’approccio bouncing back, fondato sul ripristino delle condizioni ex ante. In questa logica, il recupero non è inteso come ritorno allo stato precedente, ma come avanzamento verso una condizione migliorata, in grado di incorporare le lezioni apprese dalla crisi per giungere a sistemi più flessibili, adattivi e inclusivi. La crisi diventa così un catalizzatore di cambiamento e uno spazio di sperimentazione di nuove forme di governance, pianificazione e cooperazione territoriale. Durante la fase di revisione della letteratura incentrata sul concetto di bouncing forward è stata ricostruita la sua genealogia teorica, evidenziandone la diffusione nei settori ambientale, urbano e sociale in una visione integrata della resilienza, * Donatella Radogna e Massimo Angrilli sono autori dell’Introduzione; Maria Chiara Capasso del par. 3.1 e, con Luciana Mastrolonardo, del 3.3; Giulia Candeloro del par. 3.2. 38 dopo il terremoto fondata sulla interconnessione tra dimensioni ecologiche, spaziali e umane. Il concetto viene quindi collocato lungo una traiettoria evolutiva che include anche le nozioni di bouncing back, bouncing back better e leaping forward, passando da un approccio difensivo a uno trasformativo e innovativo, orientato a usare la crisi come leva di apprendimento e di cambiamento. Infine, l’analisi dei riferimenti operativi proposti da un-Habitat, unisdr e uclg ha mostrato come il bouncing forward possa tradursi in pratiche di pianificazione adattiva e inclusiva, orientate alla sostenibilità, alla partecipazione e alla giustizia territoriale. Il capitolo si propone di costruire un ponte tra teoria e operatività, restituendo al concetto di bouncing forward una valenza complessa e dinamica: da una parte come chiave interpretativa per leggere la resilienza in un’ottica evolutiva, dall’altra come orientamento per pratiche di rigenerazione territoriale, che guarda alle crisi non solo come eventi da gestire, ma come occasioni per ripensare in chiave progettuale le relazioni tra ambiente e società.
In corso di stampa
978-88-290-3577-9
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