Mario Lodi e i suoi scritti, testimonianza del suo essere e fare scuo- la insieme, costituiscono un’inestimabile eredità densa di elementi pe- dagogici da problematizzare nella realtà attuale, ancora obbligata e ri- pensare i periodi post crisi e post conflitto, in cui agli obiettivi didattici si affiancano ai bisogni di cura delle ferite e in cui è necessario colmare quel vuoto educativo a cui spesso un conflitto o una crisi costringono le giovani generazioni. In Mario Lodi ritroviamo quel pensiero narra- tivo che dà senso al vissuto e produce immaginari futuri. Un pensiero che non sempre accompagna la raccolta di buone pratiche, oggi orien- tate dalle indicazioni evidence based, da schemi, da abstract, elenchi di principi e azioni. Basta estrapolare un paragrafo qualsiasi dai suoi scritti per cogliere un modello e uno stile educativo orientati alle ri- sorse, alla volontà di far emergere il potenziale dell’altro, all’ascolto, al dialogo, al fare insieme, al rielaborare la propria pratica attraversoaltre storie. Leggendo anche poche righe dei suoi racconti si è altresì in grado di immaginarsi in quell’aula, di comprenderne il metodo, di attraversare temporalità distanti, dal 1957 ad oggi, proiettandosi in un prossimo futuro e accendere un rinnovato stile educativo nel presente. Le storie dunque sono potenti mezzi per fare scuola e per rendere la propria scuola una casa in cui custodire la speranza e ripararsi dalle emergenze. Non si tratta di trasformarsi in soccorritori, clinici o te- rapeuti ma di adottare una postura educativa disponibile ad allenarsi all’imparare ad ogni età e in ogni contesto, a creare e a trasformare, ad ascoltarsi, a dialogare con tutti, al “fare insieme”. Non poco sarebbe, se questo potesse succedere in ogni emergenza e per prepararsi alle emergenze.
C’è speranza se questo accade nelle piccole scuole... Pratiche e storie per una pedagogia fiorente
Garista
Primo
2025-01-01
Abstract
Mario Lodi e i suoi scritti, testimonianza del suo essere e fare scuo- la insieme, costituiscono un’inestimabile eredità densa di elementi pe- dagogici da problematizzare nella realtà attuale, ancora obbligata e ri- pensare i periodi post crisi e post conflitto, in cui agli obiettivi didattici si affiancano ai bisogni di cura delle ferite e in cui è necessario colmare quel vuoto educativo a cui spesso un conflitto o una crisi costringono le giovani generazioni. In Mario Lodi ritroviamo quel pensiero narra- tivo che dà senso al vissuto e produce immaginari futuri. Un pensiero che non sempre accompagna la raccolta di buone pratiche, oggi orien- tate dalle indicazioni evidence based, da schemi, da abstract, elenchi di principi e azioni. Basta estrapolare un paragrafo qualsiasi dai suoi scritti per cogliere un modello e uno stile educativo orientati alle ri- sorse, alla volontà di far emergere il potenziale dell’altro, all’ascolto, al dialogo, al fare insieme, al rielaborare la propria pratica attraversoaltre storie. Leggendo anche poche righe dei suoi racconti si è altresì in grado di immaginarsi in quell’aula, di comprenderne il metodo, di attraversare temporalità distanti, dal 1957 ad oggi, proiettandosi in un prossimo futuro e accendere un rinnovato stile educativo nel presente. Le storie dunque sono potenti mezzi per fare scuola e per rendere la propria scuola una casa in cui custodire la speranza e ripararsi dalle emergenze. Non si tratta di trasformarsi in soccorritori, clinici o te- rapeuti ma di adottare una postura educativa disponibile ad allenarsi all’imparare ad ogni età e in ogni contesto, a creare e a trasformare, ad ascoltarsi, a dialogare con tutti, al “fare insieme”. Non poco sarebbe, se questo potesse succedere in ogni emergenza e per prepararsi alle emergenze.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


