Il contributo esamina la ricezione di Elena Ferrante in Spagna, territorio ancora scarsamente esplorato dalla critica rispetto all'epicentro americano della cosiddetta Ferrante fever. Muovendo dalle quattro ragioni individuate da Tiziana De Rogatis per spiegare il successo globale dell'autrice — l'ambientazione napoletana, il nuovo modello di identità femminile, la durata narrativa epica e la fantasia di memoir alimentata dall'anonimato — il saggio ne verifica la trasferibilità nel contesto iberico, mettendo in luce le profonde affinità storiche, culturali e linguistiche che legano la Spagna all'Italia. Centrale nell'analisi è la questione della traduzione dei neologismi ferrantiani in castigliano, con particolare attenzione al termine smarginatura, reso dalla traduttrice Celia Filipetto con desbordamiento: una scelta che, attraverso una forzatura semantica consapevole, trasforma il vocabolo in metafora di una condizione postmoderna universale, capace di travalicare ogni confine tanto nazionale quanto identitario. Il contributo affronta inoltre il problema della resa del dialetto napoletano e della varietà diatopica del castigliano, riflettendo sul ruolo cruciale — e spesso invisibile — dei traduttori come mediatori dell'onda d'urto poetica di un'autrice che ha fatto della sottrazione e dell'anonimato la propria cifra costitutiva.

Desbordar los margenes: tradurre un neologismo. La ricezione spagnola di Elena Ferrante

Bertaggia, Carolina;
2024-01-01

Abstract

Il contributo esamina la ricezione di Elena Ferrante in Spagna, territorio ancora scarsamente esplorato dalla critica rispetto all'epicentro americano della cosiddetta Ferrante fever. Muovendo dalle quattro ragioni individuate da Tiziana De Rogatis per spiegare il successo globale dell'autrice — l'ambientazione napoletana, il nuovo modello di identità femminile, la durata narrativa epica e la fantasia di memoir alimentata dall'anonimato — il saggio ne verifica la trasferibilità nel contesto iberico, mettendo in luce le profonde affinità storiche, culturali e linguistiche che legano la Spagna all'Italia. Centrale nell'analisi è la questione della traduzione dei neologismi ferrantiani in castigliano, con particolare attenzione al termine smarginatura, reso dalla traduttrice Celia Filipetto con desbordamiento: una scelta che, attraverso una forzatura semantica consapevole, trasforma il vocabolo in metafora di una condizione postmoderna universale, capace di travalicare ogni confine tanto nazionale quanto identitario. Il contributo affronta inoltre il problema della resa del dialetto napoletano e della varietà diatopica del castigliano, riflettendo sul ruolo cruciale — e spesso invisibile — dei traduttori come mediatori dell'onda d'urto poetica di un'autrice che ha fatto della sottrazione e dell'anonimato la propria cifra costitutiva.
2024
978-84-362-7912-2
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