Il contributo esamina la poetica della sottrazione in Elena Ferrante attraverso l'analisi di tre opere di natura saggistica e para-autobiografica: La Frantumaglia (2003, con le successive versioni ampliate del 2007 e del 2016), L'invenzione occasionale (2019) e I margini e il dettato (2021). Considerati come vere e proprie eterotopie rispetto alla produzione narrativa principale dell'autrice, questi testi offrono uno sguardo privilegiato sul suo laboratorio creativo e sulla scelta consapevole di sottrarsi alla visibilità pubblica, declinando la propria identità unicamente attraverso la scrittura. Il saggio ricostruisce la coerenza di un progetto poetico in cui il non detto — inteso come autocensura, inedito trattenuto, rinuncia alla pubblicazione — non costituisce un limite, ma una forza generativa: la condizione necessaria affinché la parola letteraria possa attingere a quella zona di incandescenza autentica che sfugge alle formule consolidate. Centrale in tale riflessione è il concetto di sorveglianza, elaborato dalla stessa Ferrante come vigilanza attiva e vitale sul processo creativo, in dialettica costante con la spinta smarginante che solo la rinuncia al controllo consente di liberare.
La forza del non detto. Scrittura della sottrazione in Elena Ferrante
Bertaggia, Carolina
2025-01-01
Abstract
Il contributo esamina la poetica della sottrazione in Elena Ferrante attraverso l'analisi di tre opere di natura saggistica e para-autobiografica: La Frantumaglia (2003, con le successive versioni ampliate del 2007 e del 2016), L'invenzione occasionale (2019) e I margini e il dettato (2021). Considerati come vere e proprie eterotopie rispetto alla produzione narrativa principale dell'autrice, questi testi offrono uno sguardo privilegiato sul suo laboratorio creativo e sulla scelta consapevole di sottrarsi alla visibilità pubblica, declinando la propria identità unicamente attraverso la scrittura. Il saggio ricostruisce la coerenza di un progetto poetico in cui il non detto — inteso come autocensura, inedito trattenuto, rinuncia alla pubblicazione — non costituisce un limite, ma una forza generativa: la condizione necessaria affinché la parola letteraria possa attingere a quella zona di incandescenza autentica che sfugge alle formule consolidate. Centrale in tale riflessione è il concetto di sorveglianza, elaborato dalla stessa Ferrante come vigilanza attiva e vitale sul processo creativo, in dialettica costante con la spinta smarginante che solo la rinuncia al controllo consente di liberare.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


