Il saggio indaga la rappresentazione letteraria della maternità nelle opere di Elena Ferrante e dell'argentina Ariana Harwicz, a partire da un'ampia cornice teorica che attraversa il pensiero femminista da Adrienne Rich a Simone De Beauvoir, da Adriana Cavarero a Massimo Recalcati. Muovendo dalla categoria del "mostruoso" come deviazione dalla norma e scarto dall'immagine idealizzata del materno — costruita storicamente dalla cultura patriarcale e dalle grandi religioni monoteiste — il contributo analizza La figlia oscura di Ferrante e Matate, amor di Harwicz come testi emblematici di un immaginario femminile che ha il coraggio di nominare l'ambivalenza, il conflitto e l'oscurità insiti nel legame madre-figlio. Le due autrici, pur nelle loro specificità stilistiche e culturali, condividono la volontà di scardinare gli stereotipi della maternità addomesticata, restituendo voce a soggettività femminili frammentate che rivendicano il proprio desiderio, il proprio corpo e la propria identità al di là della funzione riproduttiva. Il saggio si conclude riflettendo sul valore politico e simbolico di tale operazione letteraria, intesa come risemantizzazione dell'immaginario femminile e come atto di costruzione di nuove soggettività postmoderne, capaci di abitare la contraddizione senza esserne distrutte.
Maternità mostruose tra Italia e Americhe
Bertaggia, Carolina
2024-01-01
Abstract
Il saggio indaga la rappresentazione letteraria della maternità nelle opere di Elena Ferrante e dell'argentina Ariana Harwicz, a partire da un'ampia cornice teorica che attraversa il pensiero femminista da Adrienne Rich a Simone De Beauvoir, da Adriana Cavarero a Massimo Recalcati. Muovendo dalla categoria del "mostruoso" come deviazione dalla norma e scarto dall'immagine idealizzata del materno — costruita storicamente dalla cultura patriarcale e dalle grandi religioni monoteiste — il contributo analizza La figlia oscura di Ferrante e Matate, amor di Harwicz come testi emblematici di un immaginario femminile che ha il coraggio di nominare l'ambivalenza, il conflitto e l'oscurità insiti nel legame madre-figlio. Le due autrici, pur nelle loro specificità stilistiche e culturali, condividono la volontà di scardinare gli stereotipi della maternità addomesticata, restituendo voce a soggettività femminili frammentate che rivendicano il proprio desiderio, il proprio corpo e la propria identità al di là della funzione riproduttiva. Il saggio si conclude riflettendo sul valore politico e simbolico di tale operazione letteraria, intesa come risemantizzazione dell'immaginario femminile e come atto di costruzione di nuove soggettività postmoderne, capaci di abitare la contraddizione senza esserne distrutte.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


