La Convenzione di ricerca tra il Dipartimento di Architettura di Pescara e il Comune di Montesilvano, ha come finalità generale l’identificazione di un’Agenda di criteri guida per la qualificazione degli interventi della Slow mobility, con particolare riferimento alle reti ciclabili. Obiettivo specifico è fornire all’Amministrazione comunale gli strumenti di valutazione e di indirizzo progettuale sia per garantire adeguati livelli prestazionali delle reti ciclabili (nei termini di integrazione intermodale, sicurezza ed efficienza tecnica dei tracciati), sia per orientare la qualità morfologica degli interventi tenendo conto dei molteplici valori relazionali e topologici espressi dalle reti ciclabili. Pertanto, all’interno del Comune di Montesilvano è stato istituito un Laboratorio Urbano con lo scopo di favorire il confronto tra il gruppo di lavoro del Dipartimento di Architettura, l’Amministrazione comunale, i cittadini, le associazioni e, più in generale, tutti i soggetti interessati ai temi della Slow Mobility. Dopo circa un anno, i primi risultati sono un invito a riflettere su una serie di questioni che troppo spesso vengono assunte acriticamente come dati del problema e che, invece, richiedono una diversa concettualizzazione. In primo luogo c’è un problema di carattere generale: la definizione dei termini. In Europa, la riflessione sulla Slow Mobility è legata alla razionalizzazione/riduzione del traffico ed è sempre strettamente connessa sia al concetto di sostenibilità (ambientale, sociale ed economica), sia alla dimensione ecologica. Pur nell’ambito di una sostanziale convergenza di temi e obiettivi, vi sono molteplici denominazioni: Soft mobility, Sustainable mobility, Zero-traffic mobility, Mobilité douce, Mobilité durable, Eco-movilidad. Ognuna di esse mira a porre in risalto aspetti specifici e questo, evidentemente, non è senza conseguenze, né sotto il profilo teorico, né dal punto di vista della prassi operativa.Vi sono poi alcune questioni giuridiche solo in apparenza irrilevanti.E altre legate al tessuto urbano di Montesilvano che è stato fortemente condizionato dal rapporto con le grandi infrastrutture territoriali (Ferrovia, Strada Statale 16, Autostrada A 14) e urbane (Asse attrezzato). Un altro argomento di grande interesse che, invece, è spesso ai margini del dibattito riguarda la sostenibilità delle modalità costruttive delle piste ciclabili.

Montesilvano: rete ciclabile e progetto di suolo

Clemente Antonio Alberto
2017-01-01

Abstract

La Convenzione di ricerca tra il Dipartimento di Architettura di Pescara e il Comune di Montesilvano, ha come finalità generale l’identificazione di un’Agenda di criteri guida per la qualificazione degli interventi della Slow mobility, con particolare riferimento alle reti ciclabili. Obiettivo specifico è fornire all’Amministrazione comunale gli strumenti di valutazione e di indirizzo progettuale sia per garantire adeguati livelli prestazionali delle reti ciclabili (nei termini di integrazione intermodale, sicurezza ed efficienza tecnica dei tracciati), sia per orientare la qualità morfologica degli interventi tenendo conto dei molteplici valori relazionali e topologici espressi dalle reti ciclabili. Pertanto, all’interno del Comune di Montesilvano è stato istituito un Laboratorio Urbano con lo scopo di favorire il confronto tra il gruppo di lavoro del Dipartimento di Architettura, l’Amministrazione comunale, i cittadini, le associazioni e, più in generale, tutti i soggetti interessati ai temi della Slow Mobility. Dopo circa un anno, i primi risultati sono un invito a riflettere su una serie di questioni che troppo spesso vengono assunte acriticamente come dati del problema e che, invece, richiedono una diversa concettualizzazione. In primo luogo c’è un problema di carattere generale: la definizione dei termini. In Europa, la riflessione sulla Slow Mobility è legata alla razionalizzazione/riduzione del traffico ed è sempre strettamente connessa sia al concetto di sostenibilità (ambientale, sociale ed economica), sia alla dimensione ecologica. Pur nell’ambito di una sostanziale convergenza di temi e obiettivi, vi sono molteplici denominazioni: Soft mobility, Sustainable mobility, Zero-traffic mobility, Mobilité douce, Mobilité durable, Eco-movilidad. Ognuna di esse mira a porre in risalto aspetti specifici e questo, evidentemente, non è senza conseguenze, né sotto il profilo teorico, né dal punto di vista della prassi operativa.Vi sono poi alcune questioni giuridiche solo in apparenza irrilevanti.E altre legate al tessuto urbano di Montesilvano che è stato fortemente condizionato dal rapporto con le grandi infrastrutture territoriali (Ferrovia, Strada Statale 16, Autostrada A 14) e urbane (Asse attrezzato). Un altro argomento di grande interesse che, invece, è spesso ai margini del dibattito riguarda la sostenibilità delle modalità costruttive delle piste ciclabili.
2017
Italiano
STAMPA
272
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La pubblicazione è l'esito dell'incontro curato da Iginio Rossi e Vittorio Salmoni, INU/URBIT che si è tenuto a Venezia giovedì 21 settembre 2017 a Palazzo Badoer (Aula C2), nell’ambito di URBANPROMO GREEN dal titolo CICLOVIE E CAMMINI. La sessione è stata coordinata da Luigi Pingitore (Segretario INU) e Francesco Sbetti (Direttore Urbanistica Informazioni).
Rete ciclabile, territorio, infrastrutture
http://www.urbanisticainformazioni.it
no
1
info:eu-repo/semantics/article
262
Clemente, Antonio Alberto
1 Contributo su Rivista::1.1 Articolo in rivista
open
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