Non ci sono più i “feticci di una volta”: i feticci si sono evoluti, e hanno colonizzato il mondo. Questo libro dal formato tascabile (collana Sproni) analizza la questione con efficacia grazie alla strutturazione di un discorso dal semplice al complesso per iniziativa dei tre autori, i quali fanno in modo che il discorso venga aperto dal classico di Karl Marx sul feticismo delle merci (Il Capitale, Libro I, 1867). Il feticcio, in senso etnologico, è un’invenzione della letteratura coloniale che teorizza negativamente le culture extraeuropee, solidifica il loro ipotetico legame tra religione e potere, categorizza un’immagine delle cose che va oltre la mera corrispondenza con esse, un pensiero “primitivo” che assume un’esistenza indipendente rispetto all’oggetto che lo produce. Ma in un Occidente sempre più complesso ed estraniato, dove le cose esercitano un dominio sociale assoluto, rapidamente il feticcio rimbalza all’interno di varie discipline scientifiche con una straordinaria portata euristica, mostrando che è la stessa matrice occidentale di questo concetto ad essere solidificata in una dialettica senza uscita tra progresso/potenza e regressione/impotenza. Insomma, il feticismo è sempre più adatto a descrivere i meccanismi della cultura che aveva coniato questo termine per inquadrare la diversità delle culture “altre”, dai bisogni minimi.

Recensione a Marx K., Pizza G., Balsamo M., Faletra M., Feticcio, Potenza, Grenelle, 2017.

lia giancristofaro
2018

Abstract

Non ci sono più i “feticci di una volta”: i feticci si sono evoluti, e hanno colonizzato il mondo. Questo libro dal formato tascabile (collana Sproni) analizza la questione con efficacia grazie alla strutturazione di un discorso dal semplice al complesso per iniziativa dei tre autori, i quali fanno in modo che il discorso venga aperto dal classico di Karl Marx sul feticismo delle merci (Il Capitale, Libro I, 1867). Il feticcio, in senso etnologico, è un’invenzione della letteratura coloniale che teorizza negativamente le culture extraeuropee, solidifica il loro ipotetico legame tra religione e potere, categorizza un’immagine delle cose che va oltre la mera corrispondenza con esse, un pensiero “primitivo” che assume un’esistenza indipendente rispetto all’oggetto che lo produce. Ma in un Occidente sempre più complesso ed estraniato, dove le cose esercitano un dominio sociale assoluto, rapidamente il feticcio rimbalza all’interno di varie discipline scientifiche con una straordinaria portata euristica, mostrando che è la stessa matrice occidentale di questo concetto ad essere solidificata in una dialettica senza uscita tra progresso/potenza e regressione/impotenza. Insomma, il feticismo è sempre più adatto a descrivere i meccanismi della cultura che aveva coniato questo termine per inquadrare la diversità delle culture “altre”, dai bisogni minimi.
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