Oggi le città esplorano e sperimentano i processi collettivi per abitare il mondo, generando un senso di comunità, ma sono caratterizzate anche da luoghi non finiti, in continuo muta- mento. Gli interventi sulla città sono considerati segnali deboli che aprono a nuove pro- spettive di sperimentazione, quasi sempre sono azioni che partono da un edificio fuori uso, da un sito abbandonato. Si potrebbe tentare di attribuire concretamente all’intera città questa definizione, attraverso l’individuazione di nuove forme di azione collettiva che po- trebbero permettere alla città di esplicitare al meglio la sua concezione di infinita – defini- zione che esprime la sua capacità di essere continuamente adatta ad essere abitata nel tempo. Segnali più forti arrivano dalle esperienze del Sud America dove le condizioni delle città devono far fronte allo sviluppo nel tempo dei grandi problemi legati alle megalopoli. Queste rimangono le regioni più squilibrate al mondo, alcuni indicatori di sviluppo restano ancora indietro rispetto a quelli di altre regioni emergenti e rivelano debolezze strutturali nelle economie. Quello del BID (Banco Interamericano de Desarrollo) è un caso simbolo at- traverso cui provare a dare delle risposte su un nuovo paradigma urbano. In tutti i progetti, realizzati concretamente da questa organizzazione, l’architettura sembra esprimersi nel- l’incontro tra preesistenze e un processo organico di trasformazione che ha senso solamen- te se risponde ai bisogni e ai desideri di tutti. Queste città – e in definitiva tutte le città – potrebbero essere considerate come un perpetuo ‘non finito’. Le città infinite stanno impa- rando a rigenerarsi forse prima e di più nelle città dell’America Latina piuttosto che nelle città del mondo occidentale. Come attuata dal BID, la pianificazione richiede la codifica di strumenti nuovi, capaci di far fronte a tale cambiamento, divenendo così il dispositivo più efficace per la via della resistenza dei territori fragili, della bellezza, della felicità e di una modificazione senza tempo.

Infinite cities

Maura Mantelli
2019

Abstract

Oggi le città esplorano e sperimentano i processi collettivi per abitare il mondo, generando un senso di comunità, ma sono caratterizzate anche da luoghi non finiti, in continuo muta- mento. Gli interventi sulla città sono considerati segnali deboli che aprono a nuove pro- spettive di sperimentazione, quasi sempre sono azioni che partono da un edificio fuori uso, da un sito abbandonato. Si potrebbe tentare di attribuire concretamente all’intera città questa definizione, attraverso l’individuazione di nuove forme di azione collettiva che po- trebbero permettere alla città di esplicitare al meglio la sua concezione di infinita – defini- zione che esprime la sua capacità di essere continuamente adatta ad essere abitata nel tempo. Segnali più forti arrivano dalle esperienze del Sud America dove le condizioni delle città devono far fronte allo sviluppo nel tempo dei grandi problemi legati alle megalopoli. Queste rimangono le regioni più squilibrate al mondo, alcuni indicatori di sviluppo restano ancora indietro rispetto a quelli di altre regioni emergenti e rivelano debolezze strutturali nelle economie. Quello del BID (Banco Interamericano de Desarrollo) è un caso simbolo at- traverso cui provare a dare delle risposte su un nuovo paradigma urbano. In tutti i progetti, realizzati concretamente da questa organizzazione, l’architettura sembra esprimersi nel- l’incontro tra preesistenze e un processo organico di trasformazione che ha senso solamen- te se risponde ai bisogni e ai desideri di tutti. Queste città – e in definitiva tutte le città – potrebbero essere considerate come un perpetuo ‘non finito’. Le città infinite stanno impa- rando a rigenerarsi forse prima e di più nelle città dell’America Latina piuttosto che nelle città del mondo occidentale. Come attuata dal BID, la pianificazione richiede la codifica di strumenti nuovi, capaci di far fronte a tale cambiamento, divenendo così il dispositivo più efficace per la via della resistenza dei territori fragili, della bellezza, della felicità e di una modificazione senza tempo.
Architettura, Urbanistica, Ambiente
978-88-492-3667-5
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