A quarant’anni dall’entrata in vigore della legge Basaglia, che decreta la chiusura dei manicomi, si propone una riflessione, in tre tempi, sulle diverse tipologie di incontro fra la drammaturgia italiana e il tema della malattia mentale. Partendo dai tempi di Marco Cavallo, il gigante di cartapesta divenuto simbolo della “liberazione”, si porterà l’attenzione, ripercorrendo alcuni filoni del teatro successivo agli anni Settanta, sul disagio mentale come soggetto drammaturgico ma anche come reagente significativo nel viaggio attraverso cui il nuovo teatro ripensa il suo linguaggio, mentre sopravvivono forme di rappresentazione più ortodosse, come quella a cui si ascrive il recente monologo nel quale Giulia Lazzarini interpreta il ruolo di un’infermiera che segue i «matti» prima e dopo l’entrata in vigore della legge 180. La riflessione verte intorno ai diversi significati del “confine”, concetto costitutivo del linguaggio teatrale ma anche della rappresentazione della malattia mentale.

Il "racconto" della follia. La malattia mentale e i confini della scena

A. DI NALLO
2019

Abstract

A quarant’anni dall’entrata in vigore della legge Basaglia, che decreta la chiusura dei manicomi, si propone una riflessione, in tre tempi, sulle diverse tipologie di incontro fra la drammaturgia italiana e il tema della malattia mentale. Partendo dai tempi di Marco Cavallo, il gigante di cartapesta divenuto simbolo della “liberazione”, si porterà l’attenzione, ripercorrendo alcuni filoni del teatro successivo agli anni Settanta, sul disagio mentale come soggetto drammaturgico ma anche come reagente significativo nel viaggio attraverso cui il nuovo teatro ripensa il suo linguaggio, mentre sopravvivono forme di rappresentazione più ortodosse, come quella a cui si ascrive il recente monologo nel quale Giulia Lazzarini interpreta il ruolo di un’infermiera che segue i «matti» prima e dopo l’entrata in vigore della legge 180. La riflessione verte intorno ai diversi significati del “confine”, concetto costitutivo del linguaggio teatrale ma anche della rappresentazione della malattia mentale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11564/719144
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