La ricerca si colloca nell'ambito dello studio del rapporto tra neuroscienze e diritto e affronta il tema specifico della capacità delle persone che è una delle questioni centrali che emerge, sin da un primo approccio, in tutti gli studi che si occupano del rapporto tra neuroscienze e diritto. Le neuroscienze cognitive consentono di occuparsi della capacità della persona con modalità elastica e modulare, in un approccio globale ed integrato che permette, nella fase operativa, di rendere "utile" e più efficacemente fruibile il modello di protezione dell'incapace elaborato dal legislatore sulla base di una (necessaria) standardizzazione. Ciò accade, ad es., con riferimento alla capacità o incapacità del minore, sintesi normativa di una situazione concepita come schema funzionale di protezione per una posizione di <> definita da nozioni e concetti che ci provengono da altre scienze (biologia, fisiologia). In tale contesto si sviluppa il confronto con l'insegnamento dell'autorevole dottrina che - ponendo in luce l'estrema difficoltà di determinazione dei passaggi da una fase all'altra della vita e la conseguente incertezza alla base del frazionamento delle età operato dai legislatori per riannodarvi le corrispondenti capacità giuridiche - ci iniziava alla riflessione sulla <> nella cui complessità spicca e si staglia l'elaborazione della <>, in una prospettiva sicuramente precorritrice di alcuni aspetti del dibattito attuale. La rilettura delle nozioni, in tema di capacità d'agire, capacità e incapacità naturale, esplicita l'orientamento tradizionale del giurista; l'approccio neuroscientifico può fornire all'interprete una visione più ampia. Il confronto attuale sul rapporto tra neuroscienze e scienze sociali pone in luce, in primo luogo, come le neuroscienze si propongano di svelare le correlazioni tra attività mentale e sostrato biologico che dovrebbero consentire di comprendere le reazioni del cervello agli stimoli esterni, le risposte cerebrali alle situazioni in cui una persona, nella specificità delle condizioni fisiche e di età, può trovarsi, permettendo, nel lungo periodo, la elaborazione di modelli comportamentali. Ecco allora l'importanza dei fondamenti cognitivi del diritto, risultanza di un processo di integrazioni tra modelli giuridici e scienze cognitive che apre un percorso con una duplice direzione: da un lato la comprensione dei processi cognitivi e decisionali dei soggetti cui le norme sono destinate, dall'altro il pensiero e l'argomentazione del legislatore e dell' interprete. Mettere in discussione il modello tradizionale dell'uomo razionale può contribuire, paradossalmente, a creare un sistema più razionale, perché più efficiente, che consenta una tutela sempre più elevata, dell'uomo nella sua dimensione globale, corpo e mente, fisicità e psichicità, che corrisponde all’unicità del valore persona il cui studio richiede un approccio integrato tra discipline che hanno un comune denominatore: l'uomo e la qualità della sua vita.

Capacità e neuroscienze cognitive: un dialogo con il Prof. Stanzione

LECCESE
2020

Abstract

La ricerca si colloca nell'ambito dello studio del rapporto tra neuroscienze e diritto e affronta il tema specifico della capacità delle persone che è una delle questioni centrali che emerge, sin da un primo approccio, in tutti gli studi che si occupano del rapporto tra neuroscienze e diritto. Le neuroscienze cognitive consentono di occuparsi della capacità della persona con modalità elastica e modulare, in un approccio globale ed integrato che permette, nella fase operativa, di rendere "utile" e più efficacemente fruibile il modello di protezione dell'incapace elaborato dal legislatore sulla base di una (necessaria) standardizzazione. Ciò accade, ad es., con riferimento alla capacità o incapacità del minore, sintesi normativa di una situazione concepita come schema funzionale di protezione per una posizione di <> definita da nozioni e concetti che ci provengono da altre scienze (biologia, fisiologia). In tale contesto si sviluppa il confronto con l'insegnamento dell'autorevole dottrina che - ponendo in luce l'estrema difficoltà di determinazione dei passaggi da una fase all'altra della vita e la conseguente incertezza alla base del frazionamento delle età operato dai legislatori per riannodarvi le corrispondenti capacità giuridiche - ci iniziava alla riflessione sulla <> nella cui complessità spicca e si staglia l'elaborazione della <>, in una prospettiva sicuramente precorritrice di alcuni aspetti del dibattito attuale. La rilettura delle nozioni, in tema di capacità d'agire, capacità e incapacità naturale, esplicita l'orientamento tradizionale del giurista; l'approccio neuroscientifico può fornire all'interprete una visione più ampia. Il confronto attuale sul rapporto tra neuroscienze e scienze sociali pone in luce, in primo luogo, come le neuroscienze si propongano di svelare le correlazioni tra attività mentale e sostrato biologico che dovrebbero consentire di comprendere le reazioni del cervello agli stimoli esterni, le risposte cerebrali alle situazioni in cui una persona, nella specificità delle condizioni fisiche e di età, può trovarsi, permettendo, nel lungo periodo, la elaborazione di modelli comportamentali. Ecco allora l'importanza dei fondamenti cognitivi del diritto, risultanza di un processo di integrazioni tra modelli giuridici e scienze cognitive che apre un percorso con una duplice direzione: da un lato la comprensione dei processi cognitivi e decisionali dei soggetti cui le norme sono destinate, dall'altro il pensiero e l'argomentazione del legislatore e dell' interprete. Mettere in discussione il modello tradizionale dell'uomo razionale può contribuire, paradossalmente, a creare un sistema più razionale, perché più efficiente, che consenta una tutela sempre più elevata, dell'uomo nella sua dimensione globale, corpo e mente, fisicità e psichicità, che corrisponde all’unicità del valore persona il cui studio richiede un approccio integrato tra discipline che hanno un comune denominatore: l'uomo e la qualità della sua vita.
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