Nel 2019, il Comitato intergovernativo della Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale (programma politico promosso dall’UNESCO nel 2003) ha declassato per la prima volta un elemento, il Carnevale di Aalst, in quanto per le sue manifestazioni antisemite non rispondeva più ai criteri della Convenzione. Secondo una logica giuridica, un tale declassamento equivale a “ripristinare” il patrimonio culturale immateriale di tutti, nella sua equità e sostenibilità, e a risarcire i diritti che sono stati lesi, in particolar modo i diritti delle minoranze ebraiche che si sono sentite offese. Tuttavia, lo sguardo antropologico, occupandosi di istituzioni politiche, ci porta a cogliere le frizioni e la contraddittorietà dei rapporti esistenti tra l’ordinamento giuridico e i più ampi sistemi culturali in cui questi si intrecciano. Detto in altre parole, pur comprendendo le logiche istituzionali degli Stati-parte e la razionalità giuridica della decisione presa dal Comitato degli Stati-parte della Convenzione del 2003, gli antropologi hanno l’opportunità o anche il dovere di osservare dall’esterno e dall’interno il “compimento” di tali atti, e di analizzarne il senso e gli effetti nei vari contesti culturali.

L’UNESCO e il Carnevale di Aalst: antropologia delle rappresentazioni collettive all’epoca delle polarizzazioni

Lia Giancristofaro
Co-primo
;
2019

Abstract

Nel 2019, il Comitato intergovernativo della Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale (programma politico promosso dall’UNESCO nel 2003) ha declassato per la prima volta un elemento, il Carnevale di Aalst, in quanto per le sue manifestazioni antisemite non rispondeva più ai criteri della Convenzione. Secondo una logica giuridica, un tale declassamento equivale a “ripristinare” il patrimonio culturale immateriale di tutti, nella sua equità e sostenibilità, e a risarcire i diritti che sono stati lesi, in particolar modo i diritti delle minoranze ebraiche che si sono sentite offese. Tuttavia, lo sguardo antropologico, occupandosi di istituzioni politiche, ci porta a cogliere le frizioni e la contraddittorietà dei rapporti esistenti tra l’ordinamento giuridico e i più ampi sistemi culturali in cui questi si intrecciano. Detto in altre parole, pur comprendendo le logiche istituzionali degli Stati-parte e la razionalità giuridica della decisione presa dal Comitato degli Stati-parte della Convenzione del 2003, gli antropologi hanno l’opportunità o anche il dovere di osservare dall’esterno e dall’interno il “compimento” di tali atti, e di analizzarne il senso e gli effetti nei vari contesti culturali.
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