La Fin des Bourgeois (1892) di Camille Lemonnier realizza una sintesi dell’evoluzione della borghesia belga del XIX secolo attraverso il ritratto di una famiglia di minatori, i Rassenfosse. L’analisi mette in luce le correlazioni tra discorso estetico e presa di posizione politica ed etica dell’autore e mostra come La Fin des Bourgeois segni un momento di svolta nella poetica di Camille Lemonnier. Il romanzo appare infatti in linea con i principi del rinnovamento letterario belga degli ultimi due decenni dell’Ottocento che sprona la letteratura belga di stampo naturalista ad affrancarsi dal modello francese e a denunciare la decadenza della classe al potere, in sintonia con il socialismo nascente. La Fin des Bourgeois indaga all’interno della famiglia, quale cellula fondante della società e della borghesia, il deterioramento della rete di relazioni che hanno precedentemente assicurato potere e prestigio alla classe borghese. La storia dei Rassenfosse, declinata su tre generazioni, si intreccia con la storia del periodo di prosperità ma anche di ingiustizia sociale del regno di Leopoldo II e, interpretando la crisi dei valori della fine del secolo, si trasforma nell’epopea della bancarotta della borghesia liberale. Il romanzo mette in scena il rapporto patologico che i membri del clan instaurano fra loro, con i valori un tempo dinamici che hanno sempre contraddistinto l’ascesa della borghesia e con le istituzioni sulle quali si è edificata la società moderna. La decadenza che colpisce i Rassenfosse, determinata da un’ascesa sociale compiuta troppo in fretta, appare ascrivibile a un disordine morale derivante dalla laicità e dalla liberalizzazione dei costumi, da una errata gestione dei rapporti di potere e dalla mancanza di attenzione per le lezioni della Storia. Lemonnier compie un superamento in chiave simbolista e decadente del naturalismo francese investendo la narrazione di una forte carica simbolica: oppone natura e cultura, modernità e arcaicità, passato e presente; la figura dell’antitesi diventa strutturante dei contrasti; lo zoomorfismo diffuso denuncia la disumanizzazione dell’individuo e la sua regressione allo stato bestiale mentre le numerose metafore palesano come il disfacimento fisico sia diventato riflesso esteriore e simbolico del degrado morale. In ultima istanza la raffigurazione del tracollo della borghesia contribuisce anche alla crisi di una tipologia di romanzo prettamente borghese.

Patogenesi del potere e disfacimento morale ne «La Fin des Bourgeois» di Camille Lemonnier

Federica D'Ascenzo
2020

Abstract

La Fin des Bourgeois (1892) di Camille Lemonnier realizza una sintesi dell’evoluzione della borghesia belga del XIX secolo attraverso il ritratto di una famiglia di minatori, i Rassenfosse. L’analisi mette in luce le correlazioni tra discorso estetico e presa di posizione politica ed etica dell’autore e mostra come La Fin des Bourgeois segni un momento di svolta nella poetica di Camille Lemonnier. Il romanzo appare infatti in linea con i principi del rinnovamento letterario belga degli ultimi due decenni dell’Ottocento che sprona la letteratura belga di stampo naturalista ad affrancarsi dal modello francese e a denunciare la decadenza della classe al potere, in sintonia con il socialismo nascente. La Fin des Bourgeois indaga all’interno della famiglia, quale cellula fondante della società e della borghesia, il deterioramento della rete di relazioni che hanno precedentemente assicurato potere e prestigio alla classe borghese. La storia dei Rassenfosse, declinata su tre generazioni, si intreccia con la storia del periodo di prosperità ma anche di ingiustizia sociale del regno di Leopoldo II e, interpretando la crisi dei valori della fine del secolo, si trasforma nell’epopea della bancarotta della borghesia liberale. Il romanzo mette in scena il rapporto patologico che i membri del clan instaurano fra loro, con i valori un tempo dinamici che hanno sempre contraddistinto l’ascesa della borghesia e con le istituzioni sulle quali si è edificata la società moderna. La decadenza che colpisce i Rassenfosse, determinata da un’ascesa sociale compiuta troppo in fretta, appare ascrivibile a un disordine morale derivante dalla laicità e dalla liberalizzazione dei costumi, da una errata gestione dei rapporti di potere e dalla mancanza di attenzione per le lezioni della Storia. Lemonnier compie un superamento in chiave simbolista e decadente del naturalismo francese investendo la narrazione di una forte carica simbolica: oppone natura e cultura, modernità e arcaicità, passato e presente; la figura dell’antitesi diventa strutturante dei contrasti; lo zoomorfismo diffuso denuncia la disumanizzazione dell’individuo e la sua regressione allo stato bestiale mentre le numerose metafore palesano come il disfacimento fisico sia diventato riflesso esteriore e simbolico del degrado morale. In ultima istanza la raffigurazione del tracollo della borghesia contribuisce anche alla crisi di una tipologia di romanzo prettamente borghese.
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