Il presente lavoro è dedicato all’analisi del primo volume del trittico Godine koje su pojeli skakavci (Anni divorati dalle locuste, Belgrado 1987, 1989, 1990), opera dello scrittore iugoslavo Borislav Pekić (1930-1992). I tre volumi rappresentano le memorie del carcere dell’autore, che fu arrestato nel 1949 e scontò per anni la pena tra Sremska Mitrovica e Niš. Muovendo da una vicenda personale, Pekić trasforma la sua narrazione in un’antropopoiesi carceraria dal respiro universale, che suona come duro monito contro ogni forma di regime e contro i soprusi che ne derivano.

L’antropopoiesi carceraria di Borislav Pekic e il suo Giuda personale

Lazarevic Di Giacomo, Persida
2020

Abstract

Il presente lavoro è dedicato all’analisi del primo volume del trittico Godine koje su pojeli skakavci (Anni divorati dalle locuste, Belgrado 1987, 1989, 1990), opera dello scrittore iugoslavo Borislav Pekić (1930-1992). I tre volumi rappresentano le memorie del carcere dell’autore, che fu arrestato nel 1949 e scontò per anni la pena tra Sremska Mitrovica e Niš. Muovendo da una vicenda personale, Pekić trasforma la sua narrazione in un’antropopoiesi carceraria dal respiro universale, che suona come duro monito contro ogni forma di regime e contro i soprusi che ne derivano.
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