The abandonment phenomenon in Italy over the past fifty years has been the greatest in minor centres, with its scope proportional to their concentration in the various regional territories. Abruzzo and Molise are significant from this point of view. In these regions, the proportion of minor centres exceeds 90%, mainly mountain villages where abandonment is the distinctive feature and reflects a widespread and fragmented phenomenon. Both regions also continue to suffer from the aftermath of recent earthquakes: in 2002 in Molise, where reconstruction has not yet been fully completed after almost twenty years, and in 2009 and again in 2015-2016 in L’Aquila, when the Abruzzi provinces were battered again after being already severely tried and where reconstruction is still uncertain. This contribution uses statistical data and the vast literature on the subject produced over decades of research and studies on the regions, to provide a foretaste of a soon-to-be-published volume, and an update on the local situation of abandonment, analysing the causes and effects in order to consider a possible future. The occasion is valuable not only for a constructive and healthy comparison with other Italian and foreign situations, but also to construct a dynamic and multi-scalar approach capable of emancipating itself from highly evocative one-off situations, and open to a broader scale of recovery for the entire territory and to network individual local regions. [L’abbandono insediativo che è in corso in Italia da circa cinquant’anni ha trovato, come è noto, il suo luogo di elezione nei centri minori, con un’entità direttamente proporzionale alla concentrazione di questi nei vari territori regionali. L’Abruzzo e il Molise costituiscono una realtà significativa da questo punto di vista. Il numero dei centri minori, prevalentemente montani, supera qui il 90%: l’abbandono ne è la cifra distintiva ed è solo la spia di un fenomeno diffuso e frammentario, difficilmente rintracciabile attraverso le statistiche comunali, poiché la tradizione agricola e pastorale, che fino a tempi relativamente recenti ne ha retto le sorti economiche e sociali, si è espressa attraverso numerose contrade e frazioni rurali sparse sul territorio, che sfuggono alle rilevazioni statistiche a maglia larga. Su entrambe le regioni pesano inoltre i postumi degli ultimi terremoti, quello del 2002 in Molise, la cui ricostruzione dopo quasi vent’anni non è stata ancora del tutto completata, e quelli del 2009 dell’Aquila, e poi ancora del 2015-2016, che hanno infierito su province abruzzesi già fortemente provate e la cui vicenda ricostruttiva è ancora incerta. Sulla scorta dei dati statistici e della vasta letteratura sull’argomento, prodotta in decenni di ricerche e studi sul territorio delle due regioni, il presente contributo intende fornire l’anticipazione di un volume specifico di prossima pubblicazione, per fare il punto della situazione locale relativa all’abbandono, analizzandone le cause e gli effetti come base per prefigurarne un futuro possibile. L’occasione è preziosa non solo per un confronto costruttivo e salutare con altre situazioni italiane e straniere ma anche per la costruzione di un percorso dinamico e multiscalare capace di emanciparsi da situazioni puntuali, per quanto suggestive, e aprirsi alla scala più ampia del recupero del territorio e della messa in rete delle singole realtà locali.]

[Places of abandonment. Minor centres in Abruzzo and Molise] I luoghi dell’abbandono. I centri minori dell’Abruzzo e del Molise

Clara, Verazzo;Claudio, Varagnoli
;
Lucia, Serafini
2020

Abstract

The abandonment phenomenon in Italy over the past fifty years has been the greatest in minor centres, with its scope proportional to their concentration in the various regional territories. Abruzzo and Molise are significant from this point of view. In these regions, the proportion of minor centres exceeds 90%, mainly mountain villages where abandonment is the distinctive feature and reflects a widespread and fragmented phenomenon. Both regions also continue to suffer from the aftermath of recent earthquakes: in 2002 in Molise, where reconstruction has not yet been fully completed after almost twenty years, and in 2009 and again in 2015-2016 in L’Aquila, when the Abruzzi provinces were battered again after being already severely tried and where reconstruction is still uncertain. This contribution uses statistical data and the vast literature on the subject produced over decades of research and studies on the regions, to provide a foretaste of a soon-to-be-published volume, and an update on the local situation of abandonment, analysing the causes and effects in order to consider a possible future. The occasion is valuable not only for a constructive and healthy comparison with other Italian and foreign situations, but also to construct a dynamic and multi-scalar approach capable of emancipating itself from highly evocative one-off situations, and open to a broader scale of recovery for the entire territory and to network individual local regions. [L’abbandono insediativo che è in corso in Italia da circa cinquant’anni ha trovato, come è noto, il suo luogo di elezione nei centri minori, con un’entità direttamente proporzionale alla concentrazione di questi nei vari territori regionali. L’Abruzzo e il Molise costituiscono una realtà significativa da questo punto di vista. Il numero dei centri minori, prevalentemente montani, supera qui il 90%: l’abbandono ne è la cifra distintiva ed è solo la spia di un fenomeno diffuso e frammentario, difficilmente rintracciabile attraverso le statistiche comunali, poiché la tradizione agricola e pastorale, che fino a tempi relativamente recenti ne ha retto le sorti economiche e sociali, si è espressa attraverso numerose contrade e frazioni rurali sparse sul territorio, che sfuggono alle rilevazioni statistiche a maglia larga. Su entrambe le regioni pesano inoltre i postumi degli ultimi terremoti, quello del 2002 in Molise, la cui ricostruzione dopo quasi vent’anni non è stata ancora del tutto completata, e quelli del 2009 dell’Aquila, e poi ancora del 2015-2016, che hanno infierito su province abruzzesi già fortemente provate e la cui vicenda ricostruttiva è ancora incerta. Sulla scorta dei dati statistici e della vasta letteratura sull’argomento, prodotta in decenni di ricerche e studi sul territorio delle due regioni, il presente contributo intende fornire l’anticipazione di un volume specifico di prossima pubblicazione, per fare il punto della situazione locale relativa all’abbandono, analizzandone le cause e gli effetti come base per prefigurarne un futuro possibile. L’occasione è preziosa non solo per un confronto costruttivo e salutare con altre situazioni italiane e straniere ma anche per la costruzione di un percorso dinamico e multiscalare capace di emanciparsi da situazioni puntuali, per quanto suggestive, e aprirsi alla scala più ampia del recupero del territorio e della messa in rete delle singole realtà locali.]
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