Nel redigere il suo De montibus, Boccaccio fece larghissimo uso della Naturalis historia di Plinio il Vecchio, di cui però non possedeva un proprio esemplare. Lo studio sottopone a verifica una significativa messe di luoghi del dizionario geografico tratti da Plinio, allo scopo di dimostrare che il Certaldese utilizzò come copia di lavoro il Par. lat. 6802, appartenuto a Francesco Petrarca e da questi fittamente annotato. L’analisi dei passi rivela come i due umanisti si siano soffermati per lo più sulle stesse zone testuali, poiché  spesso i notabilia già  vergati da Petrarca attrassero l’attenzione di Boccaccio. Il ricorso al testo originale del manoscritto Parigino, accompagnato dalla trascrizione delle inedite note petrarchesche e posto a serrato confronto con il De montibus, non solo permette l’identificazione di numerose voci finora non identificate, ma conduce a una nuova messa a fuoco sulla tecnica compositiva del dizionario stesso, sulle diverse fasi dell’estrazione delle fonti, dell’elaborazione delle singole voci e della loro revisione complessiva. When writing his ‘De montibus’ Boccaccio made a great deal of use of the Elder Pliny’s ‘Naturalis historia’, although he did not possess his own copy. In this study a significant number of passages in the geographical dictionary derived from Pliny are examined, with the aim of showing that Boccaccio’s working copy was MS Paris lat. 6802, which belonged to Petrarch and was heavily annotated by him. Analysis shows that the two scholars concentrated mainly on the same passages; Petrarch’s notes frequently attracted Boccaccio’s attention. Collation of the Paris MS and transcription of Petrarch’s unpublished marginalia, when set alongside the ‘De montibus’, allow us to identify the source of many more entries than previously, also to have a clearer picture of the method used in compiling the dictionary, the various stages of exploitation of the sources, the drafting of individual entries and the revision of the work as a whole.

Boccaccio geografo lettore del Plinio petrarchesco

Perucchi Giulia
2013-01-01

Abstract

Nel redigere il suo De montibus, Boccaccio fece larghissimo uso della Naturalis historia di Plinio il Vecchio, di cui però non possedeva un proprio esemplare. Lo studio sottopone a verifica una significativa messe di luoghi del dizionario geografico tratti da Plinio, allo scopo di dimostrare che il Certaldese utilizzò come copia di lavoro il Par. lat. 6802, appartenuto a Francesco Petrarca e da questi fittamente annotato. L’analisi dei passi rivela come i due umanisti si siano soffermati per lo più sulle stesse zone testuali, poiché  spesso i notabilia già  vergati da Petrarca attrassero l’attenzione di Boccaccio. Il ricorso al testo originale del manoscritto Parigino, accompagnato dalla trascrizione delle inedite note petrarchesche e posto a serrato confronto con il De montibus, non solo permette l’identificazione di numerose voci finora non identificate, ma conduce a una nuova messa a fuoco sulla tecnica compositiva del dizionario stesso, sulle diverse fasi dell’estrazione delle fonti, dell’elaborazione delle singole voci e della loro revisione complessiva. When writing his ‘De montibus’ Boccaccio made a great deal of use of the Elder Pliny’s ‘Naturalis historia’, although he did not possess his own copy. In this study a significant number of passages in the geographical dictionary derived from Pliny are examined, with the aim of showing that Boccaccio’s working copy was MS Paris lat. 6802, which belonged to Petrarch and was heavily annotated by him. Analysis shows that the two scholars concentrated mainly on the same passages; Petrarch’s notes frequently attracted Boccaccio’s attention. Collation of the Paris MS and transcription of Petrarch’s unpublished marginalia, when set alongside the ‘De montibus’, allow us to identify the source of many more entries than previously, also to have a clearer picture of the method used in compiling the dictionary, the various stages of exploitation of the sources, the drafting of individual entries and the revision of the work as a whole.
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