Pierre Levy è un professore di filosofia dell’Università di Parigi VIII a Saint-Denis che si è formato alla Sorbona seguendo i corsi dei maestri, M. Serres e C. Castoriadis. I suoi interessi di studio sono rivolti alle trasformazioni dello sviluppo tecnologico nell’ambito delle forme della conoscenza e della comunicazione e alle conseguenze economiche e politiche del nuovo cyberspazio sull’evoluzione antropologica e sociale. Pierre Levy esamina, quindi, i processi basilari del processo di globalizzazione su cui si concentrano le scienze sociali; ma a suo modo, da intellettuale francese che «non aspira all’esattezza storica o scientifica, ma alla fecondità filosofica e pratica». L’intelligenza collettiva. Per un antropologia del cyberspazio (1994) si presenta come una opera suggestiva che contiene tante riflessioni lucide in un linguaggio personalizzato, con delle concessioni liriche imbarazzati e con una narrazione ridondante. Tuttavia, in questa opera così eterodossa, è possibile ritrovare un nucleo di analisi sociologica che affonda alcune delle sue premesse nella teoria dell’evoluzione dei sistemi sociali. Nella prima parte, presento la teoria degli spazi antropologici, da una prospettiva diacronica: gli spazi antropologici – Terra, Territorio, Merci, Sapere – corrispondono a sviluppi evolutivi della specie umana - società primitive, antiche, moderne e contemporanee - in un processo discontinuo di significazione della riproduzione simbolica e materiale. Nell’analisi dello Spazio del sapere, si evidenzia come il consolidarsi del nuovo cyberspazio potrebbe ridefinire l’organizzazione e lo sviluppo degli spazi precedenti e si sottolineano le finalità pratiche della complessa prospettiva di Pierre Lévy (A): «una filosofia politica degna di questo nome non può accontentarsi di analizzare e sezionare una situazione senza assumersi il rischio di indicare una via di uscita adeguata». L’ambito dell’analisi diventa, infine, quello delle relazioni armoniche e cacofoniche tra i differenti spazi antropologici con la riuscita metafora dei quattro punti cardinali (B).

La teoria degli spazi antropologici di Pierre Lévy. Verso una filosofia politica dell’intelligenza collettiva

CORCHIA LUCA
2007-01-01

Abstract

Pierre Levy è un professore di filosofia dell’Università di Parigi VIII a Saint-Denis che si è formato alla Sorbona seguendo i corsi dei maestri, M. Serres e C. Castoriadis. I suoi interessi di studio sono rivolti alle trasformazioni dello sviluppo tecnologico nell’ambito delle forme della conoscenza e della comunicazione e alle conseguenze economiche e politiche del nuovo cyberspazio sull’evoluzione antropologica e sociale. Pierre Levy esamina, quindi, i processi basilari del processo di globalizzazione su cui si concentrano le scienze sociali; ma a suo modo, da intellettuale francese che «non aspira all’esattezza storica o scientifica, ma alla fecondità filosofica e pratica». L’intelligenza collettiva. Per un antropologia del cyberspazio (1994) si presenta come una opera suggestiva che contiene tante riflessioni lucide in un linguaggio personalizzato, con delle concessioni liriche imbarazzati e con una narrazione ridondante. Tuttavia, in questa opera così eterodossa, è possibile ritrovare un nucleo di analisi sociologica che affonda alcune delle sue premesse nella teoria dell’evoluzione dei sistemi sociali. Nella prima parte, presento la teoria degli spazi antropologici, da una prospettiva diacronica: gli spazi antropologici – Terra, Territorio, Merci, Sapere – corrispondono a sviluppi evolutivi della specie umana - società primitive, antiche, moderne e contemporanee - in un processo discontinuo di significazione della riproduzione simbolica e materiale. Nell’analisi dello Spazio del sapere, si evidenzia come il consolidarsi del nuovo cyberspazio potrebbe ridefinire l’organizzazione e lo sviluppo degli spazi precedenti e si sottolineano le finalità pratiche della complessa prospettiva di Pierre Lévy (A): «una filosofia politica degna di questo nome non può accontentarsi di analizzare e sezionare una situazione senza assumersi il rischio di indicare una via di uscita adeguata». L’ambito dell’analisi diventa, infine, quello delle relazioni armoniche e cacofoniche tra i differenti spazi antropologici con la riuscita metafora dei quattro punti cardinali (B).
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