Il lavoro, tramite l’analisi dei contrapposti indirizzi interpretativi, intende approfondire la natura di sanzione pubblicistica della condanna per responsabilità processuale aggravata di cui all’art. 96, comma 3, c.p.c. nel mutato assetto polifunzionale della responsabilità civile, indagando il fondamentale ruolo assunto dall’elemento soggettivo della mala fede o della colpa grave nella qualificazione dell’istituto in termini di «danno punitivo». Segnatamente, si mette in risalto come, adottando un approccio ermeneutico attento alla prassi applicativa e al rispetto dei princípi costituzionali del giusto processo, la dimensione soggettivistica dell’abuso dello strumento processuale assuma particolare rilevanza con riferimento ai profili della quantificazione della condanna, nel rispetto dei canoni di proporzionalità e ragionevolezza, e della effettività e dissuasività del rimedio in un’ottica di responsabilizzazione del ceto forense, contemperando cosí le esigenze di deflazione del contenzioso pretestuoso e ingiustificato con la tutela del diritto di azione.

La rilevanza dell’elemento soggettivo nella condanna punitiva per responsabilità processuale aggravata

Sara de Lucia
2020-01-01

Abstract

Il lavoro, tramite l’analisi dei contrapposti indirizzi interpretativi, intende approfondire la natura di sanzione pubblicistica della condanna per responsabilità processuale aggravata di cui all’art. 96, comma 3, c.p.c. nel mutato assetto polifunzionale della responsabilità civile, indagando il fondamentale ruolo assunto dall’elemento soggettivo della mala fede o della colpa grave nella qualificazione dell’istituto in termini di «danno punitivo». Segnatamente, si mette in risalto come, adottando un approccio ermeneutico attento alla prassi applicativa e al rispetto dei princípi costituzionali del giusto processo, la dimensione soggettivistica dell’abuso dello strumento processuale assuma particolare rilevanza con riferimento ai profili della quantificazione della condanna, nel rispetto dei canoni di proporzionalità e ragionevolezza, e della effettività e dissuasività del rimedio in un’ottica di responsabilizzazione del ceto forense, contemperando cosí le esigenze di deflazione del contenzioso pretestuoso e ingiustificato con la tutela del diritto di azione.
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