All'interno delle istituzioni educative, le attività didattiche, se non adeguatamente pianificate e modulate, rischiano di tradursi in quella che potremmo definire "inclusione dispersiva", dove, anziché promuovere l'equità, le pratiche educative e didattiche generano alienazione ed emarginazione, conducendo a un'opprimente aridità educativa che potremmo definire "necrodidattica". Questo concetto, che trae origine dalla teoria della necropolitica (Mbembe, 2016), non solo impoverisce, ma soffoca anche la creatività e l'autonomia degli studenti (Batini et al ., 2018), favorendo tassi di abbandono scolastico sia palesi che occulti (Liverano, 2025). L'uso delle tecnologie didattiche digitali emerge quindi come un faro di speranza e rinnovamento, fungendo da motore per un'educazione e una didattica inclusive e resilienti. Quest'ultima non solo rimodella l'interazione educativa tradizionale, ma accresce significativamente la motivazione degli studenti e mitiga i tassi di abbandono (Bussu et al ., 2020; Molina et al ., 2022). Nel mondo odierno, è urgente adottare metodi didattici che armonizzino la gamma di opportunità offerte dalle tecnologie digitali con le più innovative metodologie attive (Peloso, 2023), aprendo nuovi orizzonti educativi e didattici che accrescano l'autonomia, stimolino un profondo interesse e ravvivino la motivazione intrinseca in ogni discente (Barca & Tripaldi, 2024). Questa sinergia non è solo un antidoto a pratiche educative demoralizzanti, ma è un motore verso un percorso educativo equo e resiliente. Concentrandosi su un caso di studio innovativo nella provincia di Taranto, il nostro contributo esplora come le innovazioni tecnologiche e didattiche possano contrastare efficacemente le pratiche necrodidattiche, promuovendo un ambiente che valorizzi l'autodeterminazione e la motivazione negli studenti (Zakaria et al ., 2024), contribuendo al contempo ad arginare il fenomeno dell'abbandono scolastico precoce.

Rivoluzione Inclusiva: superare la Necrodidattica con gli Exergames è utopia?

Giuseppe Liverano
2025-01-01

Abstract

All'interno delle istituzioni educative, le attività didattiche, se non adeguatamente pianificate e modulate, rischiano di tradursi in quella che potremmo definire "inclusione dispersiva", dove, anziché promuovere l'equità, le pratiche educative e didattiche generano alienazione ed emarginazione, conducendo a un'opprimente aridità educativa che potremmo definire "necrodidattica". Questo concetto, che trae origine dalla teoria della necropolitica (Mbembe, 2016), non solo impoverisce, ma soffoca anche la creatività e l'autonomia degli studenti (Batini et al ., 2018), favorendo tassi di abbandono scolastico sia palesi che occulti (Liverano, 2025). L'uso delle tecnologie didattiche digitali emerge quindi come un faro di speranza e rinnovamento, fungendo da motore per un'educazione e una didattica inclusive e resilienti. Quest'ultima non solo rimodella l'interazione educativa tradizionale, ma accresce significativamente la motivazione degli studenti e mitiga i tassi di abbandono (Bussu et al ., 2020; Molina et al ., 2022). Nel mondo odierno, è urgente adottare metodi didattici che armonizzino la gamma di opportunità offerte dalle tecnologie digitali con le più innovative metodologie attive (Peloso, 2023), aprendo nuovi orizzonti educativi e didattici che accrescano l'autonomia, stimolino un profondo interesse e ravvivino la motivazione intrinseca in ogni discente (Barca & Tripaldi, 2024). Questa sinergia non è solo un antidoto a pratiche educative demoralizzanti, ma è un motore verso un percorso educativo equo e resiliente. Concentrandosi su un caso di studio innovativo nella provincia di Taranto, il nostro contributo esplora come le innovazioni tecnologiche e didattiche possano contrastare efficacemente le pratiche necrodidattiche, promuovendo un ambiente che valorizzi l'autodeterminazione e la motivazione negli studenti (Zakaria et al ., 2024), contribuendo al contempo ad arginare il fenomeno dell'abbandono scolastico precoce.
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