Il saggio esamina il rapporto tra "C’è qualcuno che ride" (1934) di Luigi Pirandello e "Traumnovelle" ("Doppio sogno", 1925-1926) di Arthur Schnitzler. Indicata da Sciascia come la «prima risata sul fascismo della letteratura italiana del ventennio», "C’è qualcuno che ride" esibisce in maniera allucinata il contrasto tra «un’apparenza di festa da ballo» inclusiva e il cinismo sadico di un potere che non ammette il dissenso escludendo il diverso. Sebbene mossa da diversi intenti, la novella pirandelliana presenta numerose analogie con il romanzo breve dello scrittore austriaco, in cui un medico viennese viene allontanato da una misteriosa festa da ballo in maschera per volere di un’enigmatica setta che lo dissuade da una velleitaria evasione onirica dalla realtà.
Il potere smascherato. Una suggestione schnitzleriana per "C’è qualcuno che ride" di Luigi Pirandello
Domenico Tenerelli
2023-01-01
Abstract
Il saggio esamina il rapporto tra "C’è qualcuno che ride" (1934) di Luigi Pirandello e "Traumnovelle" ("Doppio sogno", 1925-1926) di Arthur Schnitzler. Indicata da Sciascia come la «prima risata sul fascismo della letteratura italiana del ventennio», "C’è qualcuno che ride" esibisce in maniera allucinata il contrasto tra «un’apparenza di festa da ballo» inclusiva e il cinismo sadico di un potere che non ammette il dissenso escludendo il diverso. Sebbene mossa da diversi intenti, la novella pirandelliana presenta numerose analogie con il romanzo breve dello scrittore austriaco, in cui un medico viennese viene allontanato da una misteriosa festa da ballo in maschera per volere di un’enigmatica setta che lo dissuade da una velleitaria evasione onirica dalla realtà.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


