La Corte di Cassazione penale, Sez. VI, con la sentenza 31 ottobre 2025, n. 35667 ha ritenuto che il “riavvicinamento della persona offesa all'imputato, nonostante le gravi violenze subite, e il lungo tempo di reazione rispetto alla denuncia non avessero inciso affatto sulla sua credibilità, ma, al contrario, fossero espressivi di canoni consolidati, traducibili in massime di esperienza, rappresentative del cd. «ciclo della violenza», cioè un modello teorico, oggetto di studi da decenni a livello nazionale ed internazionale, che aiuta a comprendere come e perché si sviluppano e si ripetono le dinamiche abusive nelle relazioni intime”.
Maltrattamenti in famiglia: il riavvicinamento della persona offesa non fa venir meno il reato
francesca di muzioPrimo
2025-01-01
Abstract
La Corte di Cassazione penale, Sez. VI, con la sentenza 31 ottobre 2025, n. 35667 ha ritenuto che il “riavvicinamento della persona offesa all'imputato, nonostante le gravi violenze subite, e il lungo tempo di reazione rispetto alla denuncia non avessero inciso affatto sulla sua credibilità, ma, al contrario, fossero espressivi di canoni consolidati, traducibili in massime di esperienza, rappresentative del cd. «ciclo della violenza», cioè un modello teorico, oggetto di studi da decenni a livello nazionale ed internazionale, che aiuta a comprendere come e perché si sviluppano e si ripetono le dinamiche abusive nelle relazioni intime”.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


