Lo scenario odierno del territorio italiano inquadra una moltitudine di centri storici, intesi come luoghi di passate trasformazioni ed innovazioni. Le città, come ogni organismo vivente, sono il prodotto di continue metamorfosi dettate dalle condizioni socioeconomiche del tempo e soprattutto dalla relazione che si instaura tra la urbs, intesa come l’insieme fisico, e la civitas, quale insieme di coloro che la vivono. La città è un sistema aperto e in continuo divenire, caratterizzato da diverse stratigrafie del tempo. Se si pensa alla sua evoluzione si osserva che da piccoli sistemi urbani si è arrivati ad un sistema complesso che si è espanso anche al di fuori del perimetro originario. La stratificazione, in geologia, si riferisce alla disposizione dei sedimenti in strati, ma se estendiamo questo concetto alla città, possiamo affermare che la stratigrafia del tessuto urbano è l’insieme dei “frammenti” pervenuti a seguito delle sue trasformazioni. Relazionarsi con quello che rimane dei frammenti storici è una sfida che va oltre ogni sensazione e criterio normativo: i frammenti sono un’opportunità e non devono essere considerati come il mero ricordo di una porzione storica da conservare in maniera assoluta. Saper leggere e interpretare i diversi “residui del tempo” vuol dire cercare di favorire lo sviluppo di buone pratiche e idee per una progettazione urbana consapevole, sostenibile per l’ambiente, l’economia e la società. Riportare nuove funzioni e attribuire ai frammenti la potenza di generare architettura è la vera chiave di svolta della rinascita dei centri storici: bisogna abbandonare l’atteggiamento progettuale citato da Le Corbusier del “becchino”, onirico della rovina, ma favorire le azioni, che, partendo dalla “rovina”, possano favorire la rinascita di qualcosa di nuovo, portatore di vitalità nei nuclei storici. Ciò potrà essere perseguibile solo attraverso una radicale trasformazione dei processi normativi vigenti e rivoluzionare la metodologia progettuale e gestionale dei medesimi; meno norme e più progetti di natura pubblica e pubblica/privata, che consentano, in un disegno organico, l’attribuzione di una nuova vita al nucleo storico. Progettare il tessuto storico deve significare rinascere, riassegnare e rideterminare nuove funzioni, nuove spazialità e nuova vita con interventi a diverse scale. Il presente contributo vuole raccontare la recente esperienza condotta a seguito della collaborazione fra l’Università e il Comune di Pianella, che vuole contrastare il problema del progressivo demansionamento dei centri storici, sospesi tra marginalità e periferia. L’approccio metodologico intrapreso dai diversi attori ha fornito il supporto scientifico-analitico per una approfondita conoscenza del tessuto urbano storico, avviando così un percorso di pianificazione attenta ai processi formativi e trasformativi della città. Il centro storico di Pianella si definisce come un organismo urbano di tipo prefeudale, originato esclusivamente per ragioni di difesa. La città si presenta con uno schema a fuso ed in passato era perimetrata da mura difensive: un segno forte sul territorio che definiva il rapporto tra città e campagna. Grazie allo studio condotto sulla tipologia edilizia, è stato possibile sviluppare un’ipotesi dell’evoluzione del tessuto urbano, individuando i processi di fusione e sostituzione del ’tipo edilizio’, che hanno determinato l’aspetto con cui si presenta oggi il centro. Da queste analisi conoscitive si sono determinati i frammenti del tessuto storico di Pianella, andando ad individuare quali sono i punti in grado di ridare vita ed una nuova identità alla città. Come nel caso del vecchio frantoio, in disuso da molti anni e che ormai rappresentava una grande lacuna urbana, che oggi è stata restituita alla comunità in veste di una piazza e orto urbano, o come i resti delle antiche mura medievali che, grazie ad un intervento recente, sono diventate monumento e, al contempo, un frutteto, uno spazio pubblico e un parcheggio di servizio al centro storico. Molto interessante è la recente esperienza condotta attraverso lo studio dei palazzi storici di particolare pregio architettonico, come nel caso del seicentesco palazzo de Caro, che diventerà un nuovo centro di aggregazione sociale e centro di formazione per gli operatori economici. La componente fondamentale che ha guidato questo intervento è stata la creazione di un internet circolare di connessioni tra ente pubblico, università, progettisti, privati e cittadini, creando una rete di informazioni che sono il risultato di una approfondita ricerca storiografica ed archivistica. Il progetto di restauro del palazzo de Caro si indentifica come il recupero di un frammento della città, il quale, tuttavia, risulta profondamente legato all’ambiente che lo circonda e riversa su di esso la sua influenza.
BEYOND THE GAZE INTERPRETING AND UNDERSTANDING THE CITY Oltre lo sguardo. Interpretare e comprendere la città
raffaella di gregorio;Benedetta D'Incecco;
2023-01-01
Abstract
Lo scenario odierno del territorio italiano inquadra una moltitudine di centri storici, intesi come luoghi di passate trasformazioni ed innovazioni. Le città, come ogni organismo vivente, sono il prodotto di continue metamorfosi dettate dalle condizioni socioeconomiche del tempo e soprattutto dalla relazione che si instaura tra la urbs, intesa come l’insieme fisico, e la civitas, quale insieme di coloro che la vivono. La città è un sistema aperto e in continuo divenire, caratterizzato da diverse stratigrafie del tempo. Se si pensa alla sua evoluzione si osserva che da piccoli sistemi urbani si è arrivati ad un sistema complesso che si è espanso anche al di fuori del perimetro originario. La stratificazione, in geologia, si riferisce alla disposizione dei sedimenti in strati, ma se estendiamo questo concetto alla città, possiamo affermare che la stratigrafia del tessuto urbano è l’insieme dei “frammenti” pervenuti a seguito delle sue trasformazioni. Relazionarsi con quello che rimane dei frammenti storici è una sfida che va oltre ogni sensazione e criterio normativo: i frammenti sono un’opportunità e non devono essere considerati come il mero ricordo di una porzione storica da conservare in maniera assoluta. Saper leggere e interpretare i diversi “residui del tempo” vuol dire cercare di favorire lo sviluppo di buone pratiche e idee per una progettazione urbana consapevole, sostenibile per l’ambiente, l’economia e la società. Riportare nuove funzioni e attribuire ai frammenti la potenza di generare architettura è la vera chiave di svolta della rinascita dei centri storici: bisogna abbandonare l’atteggiamento progettuale citato da Le Corbusier del “becchino”, onirico della rovina, ma favorire le azioni, che, partendo dalla “rovina”, possano favorire la rinascita di qualcosa di nuovo, portatore di vitalità nei nuclei storici. Ciò potrà essere perseguibile solo attraverso una radicale trasformazione dei processi normativi vigenti e rivoluzionare la metodologia progettuale e gestionale dei medesimi; meno norme e più progetti di natura pubblica e pubblica/privata, che consentano, in un disegno organico, l’attribuzione di una nuova vita al nucleo storico. Progettare il tessuto storico deve significare rinascere, riassegnare e rideterminare nuove funzioni, nuove spazialità e nuova vita con interventi a diverse scale. Il presente contributo vuole raccontare la recente esperienza condotta a seguito della collaborazione fra l’Università e il Comune di Pianella, che vuole contrastare il problema del progressivo demansionamento dei centri storici, sospesi tra marginalità e periferia. L’approccio metodologico intrapreso dai diversi attori ha fornito il supporto scientifico-analitico per una approfondita conoscenza del tessuto urbano storico, avviando così un percorso di pianificazione attenta ai processi formativi e trasformativi della città. Il centro storico di Pianella si definisce come un organismo urbano di tipo prefeudale, originato esclusivamente per ragioni di difesa. La città si presenta con uno schema a fuso ed in passato era perimetrata da mura difensive: un segno forte sul territorio che definiva il rapporto tra città e campagna. Grazie allo studio condotto sulla tipologia edilizia, è stato possibile sviluppare un’ipotesi dell’evoluzione del tessuto urbano, individuando i processi di fusione e sostituzione del ’tipo edilizio’, che hanno determinato l’aspetto con cui si presenta oggi il centro. Da queste analisi conoscitive si sono determinati i frammenti del tessuto storico di Pianella, andando ad individuare quali sono i punti in grado di ridare vita ed una nuova identità alla città. Come nel caso del vecchio frantoio, in disuso da molti anni e che ormai rappresentava una grande lacuna urbana, che oggi è stata restituita alla comunità in veste di una piazza e orto urbano, o come i resti delle antiche mura medievali che, grazie ad un intervento recente, sono diventate monumento e, al contempo, un frutteto, uno spazio pubblico e un parcheggio di servizio al centro storico. Molto interessante è la recente esperienza condotta attraverso lo studio dei palazzi storici di particolare pregio architettonico, come nel caso del seicentesco palazzo de Caro, che diventerà un nuovo centro di aggregazione sociale e centro di formazione per gli operatori economici. La componente fondamentale che ha guidato questo intervento è stata la creazione di un internet circolare di connessioni tra ente pubblico, università, progettisti, privati e cittadini, creando una rete di informazioni che sono il risultato di una approfondita ricerca storiografica ed archivistica. Il progetto di restauro del palazzo de Caro si indentifica come il recupero di un frammento della città, il quale, tuttavia, risulta profondamente legato all’ambiente che lo circonda e riversa su di esso la sua influenza.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


