Nell’ambito della complessa ricerca sulla percezione e visualizzazione del paesaggio. Si propone un’analisi percettiva e interpretativa di rappresentazioni iconiche in cui l’entità paesaggistica viene associata a una dimensione dinamica, definita dall’atto del viaggiare. L’indagine prende in considerazione testimonianze, narrazioni, itinerari, rappresentazioni, e memorie filtrate dalle osservazioni di viaggiatori ottocenteschi che tra i primi hanno percorso e riferito gli incontaminati territori dell’Abruzzo. Emergono scenari identificativi definiti da luoghi immersi nella natura che riproducono una varietà di contesti eterogenei caratterizzati per lo più da vedute panoramiche che li ritraggono fissando delle identità connotative a volte non più esistenti, come per l’emblematico caso del Lago del Fucino. Si accoglie la possibilità di pensare il paesaggio come una compagine capace di evocare sentimenti strettamente correlati con lo sguardo e allo stesso tempo ai ricordi, alle memorie intangibili come quelle suggerite da Calvino. Il paesaggio intersecato ai percorsi, alle promena des abruzzesi immerse in un reticolo connettivo di sentieri inesplorati, di insiemi paesaggistici e architettonici, cui si sommano situazioni sociali e climatiche che hanno dettato i mutamenti intrinsechi e identitari dei luoghi. In tal senso il fenomeno del Grand Tour in cui l’oggetto culturale coincideva con il viaggio lento, fatto di tragitti che si addentravano nel paesaggio, costituisce una chiave di lettura per visualizzare l’immagine attuale con quella sintetizzata nel tempo dai colti visitatori. Il paesaggio odeporico diventa così generatore di frammenti visivi sintetici basati su un sincretismo totale in grado di restituire ulteriori visualizzazioni diversificate.
Il paesaggio odeporico percettivo dell’Abruzzo
CATERINA PALESTINI;STELLA LOLLI
2024-01-01
Abstract
Nell’ambito della complessa ricerca sulla percezione e visualizzazione del paesaggio. Si propone un’analisi percettiva e interpretativa di rappresentazioni iconiche in cui l’entità paesaggistica viene associata a una dimensione dinamica, definita dall’atto del viaggiare. L’indagine prende in considerazione testimonianze, narrazioni, itinerari, rappresentazioni, e memorie filtrate dalle osservazioni di viaggiatori ottocenteschi che tra i primi hanno percorso e riferito gli incontaminati territori dell’Abruzzo. Emergono scenari identificativi definiti da luoghi immersi nella natura che riproducono una varietà di contesti eterogenei caratterizzati per lo più da vedute panoramiche che li ritraggono fissando delle identità connotative a volte non più esistenti, come per l’emblematico caso del Lago del Fucino. Si accoglie la possibilità di pensare il paesaggio come una compagine capace di evocare sentimenti strettamente correlati con lo sguardo e allo stesso tempo ai ricordi, alle memorie intangibili come quelle suggerite da Calvino. Il paesaggio intersecato ai percorsi, alle promena des abruzzesi immerse in un reticolo connettivo di sentieri inesplorati, di insiemi paesaggistici e architettonici, cui si sommano situazioni sociali e climatiche che hanno dettato i mutamenti intrinsechi e identitari dei luoghi. In tal senso il fenomeno del Grand Tour in cui l’oggetto culturale coincideva con il viaggio lento, fatto di tragitti che si addentravano nel paesaggio, costituisce una chiave di lettura per visualizzare l’immagine attuale con quella sintetizzata nel tempo dai colti visitatori. Il paesaggio odeporico diventa così generatore di frammenti visivi sintetici basati su un sincretismo totale in grado di restituire ulteriori visualizzazioni diversificate.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


