Il contributo delinea modalità di reimpiego del codice retorico popolare toscano nell'"Apologia dei Banchi di Roma" del marchigiano Annibal Caro. L'autore, accusato da Ludovico Castelvetro di non conoscere gli usi propri e figurati della lingua poetica, ha mirato ad ampliare semanticamente la sua scrittura con proverbi ed espressioni idiomatiche desunte attraverso la diretta frequentazione, ma anche per via libresca.
Aspetti della lingua nell'Apologia di Annibal Caro: l'incidenza di "motti e proverbi"
Di Felice C
2008-01-01
Abstract
Il contributo delinea modalità di reimpiego del codice retorico popolare toscano nell'"Apologia dei Banchi di Roma" del marchigiano Annibal Caro. L'autore, accusato da Ludovico Castelvetro di non conoscere gli usi propri e figurati della lingua poetica, ha mirato ad ampliare semanticamente la sua scrittura con proverbi ed espressioni idiomatiche desunte attraverso la diretta frequentazione, ma anche per via libresca.File in questo prodotto:
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